“In Cassazione vince Gelli nuovo processo sugli attentati” – La Repubblica 1990

La Corte di Cassazione ha dato doppiamente ragione a Licio Gelli sugli attentati ai treni avvenuti in Toscana tra il ‘ 74 e il ‘ 75. Non solo ha respinto il ricorso del procuratore generale di Firenze che si era opposto al proscioglimento dell’ ex maestro venerabile ma ha anche ordinato la celebrazione di un nuovo processo nel quale Gelli non potrà che essere assolto. Una sentenza articolata, fondata su questioni giuridiche complesse, che dà un risultato semplice: l’ ex capo della loggia P2 esce definitivamente dall’ ultimo processo per fatti di terrorismo in cui era coinvolto. Processo che, in primo grado, si era concluso con una condanna severa, pronunciata dalla Corte d’ assise di Firenze: otto anni di reclusione per aver sovvenzionato con 18 milioni un gruppo di estremisti di destra che doveva procurarsi armi ed esplosivi per compiere attentati terroristici in Toscana. Dopo quella decisione, presa il 15 dicembre del 1987, giunse però dalla Svizzera, dove Gelli era stato arrestato alcuni anni prima, l’ autorizzazione a procedere nei suoi confronti solo per alcuni reati (il crac dell’ Ambrosiano), ma non per il processo per gli attentati ai treni. La mancata concessione dell’ estradizione fu la causa, il 2 dicembre del 1989, della modifica della sentenza di primo grado. I giudici dopo una lunghissima camera di consiglio (durò 56 ore) infatti decisero che, in assenza di estradizione, l’ ex maestro venerabile non poteva essere processato. La Corte d’ appello in particolare sottolineò che le autorità elvetiche non avevano esteso l’ estradizione al reato di sovvenzionamento di banda armata, trattandosi nella fattispecie almeno così dissero di reato politico assoluto. Reazioni durissime Quel verdetto suscitò durissime reazioni: Una sentenza illogica e contraddittoria commentarono le parti civili Un bruttissimo messaggio nei confronti di chi ancora cerca di far luce su quel tragico periodo. Il procuratore generale del capoluogo toscano, non condividendo la tesi dei suoi colleghi, impugnò la sentenza. In particolare sostenne che la mancata estradizione non doveva essere considerata un ostacolo alla celebrazione del processo. Ieri in apertura d’ udienza il procuratore generale della Cassazione, Guido Cucco, ha espresso una diversa opinione e ha chiesto per l’ ex maestro venerabile la conferma del verdetto di secondo grado (cioè il non doversi procedere). Il Pg si è richiamato alla convenzione europea sull’ estradizione del ‘ 63 che per i reati politici non prevede la possibilità di portare una persona in giudizio. Il difensore di Gelli, l’ avvocato Fabio Dean, oltre a riproporre la tesi della improcedibilità, ha chiesto in via principale l’ assoluzione con formula piena dal reato di sovvenzione di banda armata. Il legale ha sostenuto che Gelli doveva comunque essere processato perché era un suo diritto dimostrare la propria innocenza e puntare a una sentenza di piena assoluzione. La tesi del procuratore generale toscano ha trovato ieri l’ unico sostenitore nel legale delle parti civili: l’ avvocatura dello Stato per la presidenza del Consiglio e per la provincia di Firenze ha chiesto l’ accoglimento del ricorso. La sentenza annullata La prima sezione penale della Cassazione (presidente Corrado Carnevale) ha deciso l’ esatto contrario. Il ricorso del Pg è stato respinto (è stata quindi confermata l’ impossibilità di procedere per mancata estradizione) e nel contempo è stato accolto quello dell’ ex maestro che chiedeva di essere prosciolto. E’ stata così annullata anche la sentenza di secondo grado e ordinata la celebrazione di un nuovo processo. Si terrà a Firenze, dinanzi a un’ altra sezione della Corte d’ appello. Nell’ adottare questa decisione la Cassazione si è richiamata a una sentenza emessa dalle sezioni unite penali il 28 febbraio dello scorso anno. Non ha considerato l’ improcedibilità nei confronti di Gelli come una circostanza del tutto ostativa alla celebrazione di un processo ma, ritenendo che nel caso in questione possano configurarsi elementi tali da far dubitare della responsabilità dell’ imputato, ha deciso per lo svolgimento di un altro giudizio. Nel processo erano coinvolte una decina di persone, tutte ricorrenti, tra le quali Augusto Cauchi ritenuto organizzatore della banda armata condannato in entrambi i gradi di merito. Con lui, nel primo processo, furono condannati anche Fabrizio Zani e Alessandro Danieletti (a 15 e 14 anni di reclusione) e Andrea Brogi, pentito e grande accusatore di Gelli. Quest’ ultimo, ritenuto inattendibile dai giudici, fu condannato anche in appello, gli altri assolti. Ieri la sua condanna, a otto anni, è diventata definitiva. Sandro Cauchi, come pure Danieletti e Zani, è stato assolto dall’ accusa di strage. L’ accusa si riferiva al fallito attentato del 21 aprile 1974 al treno Palatino. Per gli altri la sentenza è stata confermata.

La Repubblica 16 ottobre 1990

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