Camera dei deputati – discussioni – seduta del 21.01.1982

INTERPELLANZE
I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei ministri , per sapere – ricordato che in precedenti interpellanze,
interrogazioni e incontri con rappresentanti del Governo è stato sottolineato da vari parlamentari comunisti che ad Arezzo Licio Gelli e Ia loggia massonica P 2 avevano goduto di particolari protezioni per il fatto che (come hanno poi confermato gli elenchi degli affiliati a tale
loggia) esistevano in quella città uomini della P 2, nella questura, nella magistratura, nei Carabinieri e nella Guardia di finanza al punto che i magistrati di Milano furono costretti, per entrare in possesso dei documenti conservati da Licio Gelli a Villa Vanda di Arezzo e alla GIOLE
di Castiglion Fibocchi, a fare effettuare una specie di blitz per superare quello che loro stessi definirono « cordone sanitario protettivo » di cui Gelli e la P2 godevano in tale città;
rilevato altresì che, come emerso dal – le indagini di vari magistrati, sarebbero stati accertati collegamenti tra la loggia P 2 e i neofascisti aretini responsabili d i vari attentati dinamitardi e accusati di essere gli esecutori della strage dell’Italicus – i provvedimenti che, sia pure tardivamente, il Governo intende adottare per eliminare definitivamente e irrevocabilmente questo cordone sanitario protettivo e per accertare le complicità che ne hanno finora impedito la rimozione ; in particolare in ordine alla esigenza di rimuovere dai loro incarichi i pubblici funzionari Giovanni La Rocca e Francesco Farina, rispettivamente commissario e vicequestore ad Arezzo, e di promuovere il
procedimento disciplinare nei confronti di Giacomo Randon, pretore ad Arezzo, che esercita la sua attività di magistrato a Firenze, di Mario Marsili, genero di Gelli e magistrato ad Arezzo, di Domenico Raspini, di Arezzo, presidente del tribunale di Ravenna, e di Raffaele Giorgetti, avvocato di fiducia di Gelli e tuttora pretore onorario ad Arezzo. Gli interpellanti chiedono altresì di sapere, dati i collegamenti tra i terroristi neri aretini e la locale federazione del MSI, alla quale sono risultati iscritti i terroristi Franci, Malentacchi, Gallastroni , Rossi, Batani e Cauchi (quasi tutti appartenenti al gruppo di Tuti), che cosa è stato fatto per accertare le responsabilità del segretario provinciale della federazione del Movimento sociale italiano avvocato Oreste Ghinelli, indicato dalla sentenza istruttoria sul rinvio a giudizio per la strage dell’Italicus, come « il nume tutelare del gruppo, il finanziatore dello stesso e il leader carismatico del neofascismo aretino » . Gli interpellanti, rilevando che tale avvocato, attualmente difensore di alcuni imputati per la strage dell’Italicus, ha pubblicamente definito « maiale » (seduta del consiglio comunale di Arezzo) il sostituto procuratore di Bologna dott . Vella, senza che nessuna autorità preposta sia intervenuta per incriminarlo, e che si è rivolto al procuratore della Repubblica di Arezzo con tono « esasperato e irruento dimostrando intolleranza e animosità » (vedi lettera della procura di Arezzo al procuratore generale della Repubblica di Firenze del 14 luglio 1981, agli atti del processo contro Menci Sergio), e ciò allo scopo di dare seguito ad una querela intentata dall’avvocato Ghinelli contro esponenti locali del PCI che avevano denunciato i collegamenti tra lui e i terroristi neri aretini e che la procura di Arezzo aveva ritenuto non doversi procedere per l’insussistenza della diffamazione e riuscendo ad ottenere, viceversa, l’avocazione del provvedimento da parte della procura generale di Firenze senza che alcun provvedimento fosse preso contro di lui nonostante la chiara e confessata opera di intimidazione nei riguardi del procuratore della Repubblica di Arezzo, intimidazione esercitata nell’ufficio di quest’ultimo; se rispondono a verità le seguenti notizie :

a) che buona parte dei terroristi neri condannati per vari attentati dinamitardi e attualmente sotto processo per la strage dell’Italicus erano confidenti della polizia e se abbiano ricevuto compensi per tali incarichi;
b) se è vero che Augusto Cauchi, latitante, veniva preventivamente informato (e da chi) quando venivano ordinate delle perquisizioni alla sua abitazione ;
c) che Augusto Cauchi, anche egli indicato come confidente della polizia e , addirittura, collegato con i servizi di sicurezza dello Stato italiano, era amico di Gelli e che avrebbe ricevuto da questi somme di denaro;
d) che fin dall ‘agosto 1974 ai carabinieri di Arezzo (come è emerso al processo in corso) erano stati indicati i responsabili della strage dell’Italicus e che l’inchiesta fu bloccata da appartenenti alla P 2 ;
e) che la moglie separata di Augusto Cauchi, Alessandra De Bellis, disse fiin dal 10 agosto 1975 ai magistrati aretini che l’attentato dell’Italicus fu preparato nella casa del Cauchi stesso, alla Verniana di Monte S . Savino (Arezzo) e che l’avevano materialmente compiuto i neofascisti aretini, compreso il suo ex marito, e che tale notizia non fu immediatamente trasmessa ai giudici di Bologna;
f) che altro materiale riguardante la strage dell’Italicus non sarebbe stato tempestivamente inviato dagli inquirenti di Arezzo ai magistrati di Bologna .

Gli interpellanti sottolineano infine la urgenza e l’importanza di una – chiara e precisa risposta e di esemplari, seppur tardivi, provvedimenti anche allo scopo di dare esplicita dimostrazione, come più volte sottolineato dal Presidente della Repubblica, della volontà dello Stato democratico di sapersi e volersi difendere colpendo quanti, consapevolmente, hanno attentato e attentano alla sua sicurezza e per dare fiducia a quei cittadini e funzionari dello Stato che, anche ad Arezzo, intendono fare e stanno facendo il loro dovere al servizio della Repubblica e della Costituzione .
(2-01477) « PASQUINI, CECCHI, BONCOMPAGNI, ONORATO, SPAGNOLI, CERRINA FERONI. BELARDI MERLO ».

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