Carlo Digilio – dichiarazioni sentenza g.i. Salvini

“……In pratica i NUCLEI DIFESA dello STATO o LEGIONI e il gruppo SIGFRIED di cui faceva parte il prof. FRANCO facevano riferimento a
strutture dell’Esercito italiano e consistevano, per dirla breve, nell’approntamento di gruppi di civili destinati ad affiancare, in caso
di necessità e come supporto, le strutture militari ufficiali.
I NUCLEI DIFESA dello STATO più precisamente si chiamavano NUCLEI TERRITORIALI IN DIFESA DELLO STATO o Legioni ed erano collocati
strategicamente in diverse Regioni. Quella di Verona era la quinta.
In sostanza erano formate da persone che si erano tenute sempre in contatto con l’Esercito, come ex sottufficiali, ex Carabinieri, ex
combattenti delle varie Armi e costituivano dei piccoli plotoni che facevano addestramento anche con militari in servizio. Erano piccole
Unità capaci anche di essere indipendenti una dall’altra, secondo le tecniche di un certo tipo di difesa. Fra loro si conoscevano solo i Capi
gruppo.
L’esistenza di questa struttura in sostanza semiufficiale era pienamente nota alle Autorità militari.
A partire da un certo momento fu sciolta e forse reinglobata in altre strutture. Il suo fine era la difesa del territorio in caso di invasione e se
necessario aveva anche compiti antinsurrezionali in caso di sommosse da parte di comunisti.
In sostanza questa struttura seguiva la linea ortodossa della N.A.T.O. Era sicuramente presente in Veneto in forze, in Alto Adige e in
Valtellina, ove ad essa facevano riferimento le persone del gruppo di FUMAGALLI, persone che io comunque non ho mai conosciuto.
A Verona il responsabile o uno dei responsabili era il Colonnello SPIAZZI.
Dico questo non per scienza diretta, ma solo perchè il nome era noto nell’ambiente con tale veste.
Io non ho mai fatto parte di tale struttura in quanto avevo già un altro punto di riferimento.
Ricordo tuttavia che fui invitato da BANDOLI a seguirlo in una occasione allorché un gruppo di questi NUCLEI effettuò una seduta di addestramento ed aggiornamento ad Avesa e cioè un poligono di tiro vicino a Verona. Io e Bandoli ci andammo solo per verificarne la serietà e l’affidabilità e poi riferirne al Comando di Verona.
Ricordo che mi fu fornita una tuta mimetica come era d’uso allorquando partecipassero dei civili che non avrebbero potuto certo stare in abiti borghesi.
Poiché l’Ufficio mi comunica che in tale occasione sarebbe stato presente anche il Colonnello SPIAZZI, devo dire che sinceramente della sua presenza non mi ricordo. C’erano comunque vari ufficiali che presiedevano all’andamento dell’esercitazione. Tali gruppi utilizzavano poligoni come questo oppure località isolate per prove di efficienza fisica, uso della radio e tutto quello che è connesso ad un coordinamento tattico in caso di resistenza non convenzionale.
Questa mia esperienza ad Avesa può collocarsi più o meno nel 1968. Bandoli ed io riferimmo positivamente in merito all’esercitazione e la
relazione fu fatta dal Bandoli. Poiché l’Ufficio mi fa cenno alla denominazione PIANO DI SOPRAVVIVENZA in relazione a tali NUCLEI, posso confermare che Piano di sopravvivenza o Corso di sopravvivenza era una terminologia propria di un tipo di addestramento che doveva consentire di resistere, in caso di invasione, fino alla riorganizzazione delle Forze regolari.
Faceva quindi parte della realtà di questi NUCLEI addestrarsi per essere pronti ad affrontare tali necessità”.

Carlo Digilio – dichiarazioni sentenza g.i. Salvini pag 297-298