Sergio Calore – dichiarazioni processo Italicus

Calore: “Il problema era di questo genere, in questa fase viene inaugurata quella che è una strategia, che è complessiva. Ossia alcuni settori interni ad apparati dello stato si sono cominciati a muovere in maniera tale da facilitare un intervento militare stabilizzatore.
Presidente: questi apparati si sono cominciati a muovere per creare le condizioni di che cosa?
Calore: di un colpo di stato.
Presidente: di un colpo di stato, ma sempre ad opera di forze istituzionali?
Calore: il colpo di stato non può avvenire senza il consenso almeno di una parte delle forze istituzionali, dato che il controllo delle forze armate è in mano a forze che sono istituzionali.(…) ciò non toglie che si trattava in ogni caso di estromettere determinate altre forze.
Presidente: quelle che avevano in quel momento la forza politica governativa.
Calore: non è che tutto l’apparato di governo manovrasse in direzione di un colpo di Stato…
Presidente: no, no questo è chiaro. Diciamo la cosa in termini più semplici. Siccome lei dice “nasce nello stesso cuore dello stato”, questo fenomeno di ricambio attraverso un colpo di stato, allora una parte dell’apparato, diciamo pure i servizi segreti…
Calore: esattamente si parlava appunto di servizi segreti, si parlava poi nel ’70 della funzione che dovevano svolgere, in sintonia con il colpo di stato che era avvenuto in Grecia, i carabinieri…
Presidente: quindi i servizi segreti, una parte delle forze armate,  si sarebbe dovuta attivare per creare una condizione tale da favorire questo ricambio nella vita del paese, in un senso però non di sinistra, ma di destra.
Calore: si, diciamo ecco in un senso che prevedesse l’abolizione di determinate strutture di tipo parlamentare e la trasformazione dello stato in direzione di una repubblica di tipo presidenziale.
Presidente: quindi rafforzare un po’ il potere centrale…
Calore: unificare soprattutto il potere esecutivo e quello legislativo in un’unica funzione. Il problema principale dal punto di vista istituzionale è questo.
Presidente: cioè creare uno stato forte…
Calore: si sostanzialmente, detto in due parole… il problema a questo punto è quello della connessione dei gruppi neofascisti. (…)
Presidente: cioè abbiamo capito come si doveva sviluppare, come si sarebbe dovuto sviluppare l’andamento di queste cose, però tutto ciò doveva passare per qualche cosa di sommovimento, che sommuovesse la vita consueta. E lì si parla di attentati… questi attentati chi li avrebbe dovuti fare, l’apparato che dà inizio a tutto il processo oppure per mandato a forze estranee…
Calore: io posso parlare con diretta cognizione di causa, cose direttamente apprese nella mia militanza politica.
Presidente: militanza politica in Ordine Nuovo.
Calore: in Ordine Nuovo, a partire degli inizi del ’73, discorsi fatti a me dal Signorelli proprio nell’autunno del ’73. (…) dal ‘73 in poi ho una conoscenza più diretta. Nell’autunno ’73, da Signorelli fu anticipato quello che doveva essere un discorso e una serie di azioni che dovevano portare alla realizzazione di un colpo di stato, nella primavera estate del 1974. Questo discorso prevedeva la realizzazione di numerosi attentati che dovevano essere compiuti utilizzando sigle, anche diversificate, ma in ogni caso specializzate su obiettivi di un medesimo tipo. Ossia obiettivi che potevano essere costituiti nell’un caso da linee ferroviarie, linee di trasporto, in altri casi da istituzioni, sedi di istituzioni, in altri casi da gruppi appartenenti alla sinistra.
Presidente: chi avrebbe dovuto scegliere i tempi, i luoghi, le modalità di questi attentati, le forme di questi attentati?
Calore: Il settore militare interessato a quest’azione di tipo golpista, ossia quello che avrebbe costituito la successiva forza di stabilizzazione, era costituito, a detta di Signorelli, da un forte nucleo di ufficiali operanti nei reparti di stanza nel settore del nord-est.
Presidente: Questi dovevano fare gli attentati?
Calore: No, questi dovevano stabilizzare la situazione post attentati. (…) Gli attentati dovevano essere realizzati da tutti i vari gruppi, più o meno connessi con la strategia ordinovista. Ossia, ad esempio io facevo parte all’epoca di un gruppo che formalmente non apparteneva ad Ordine Nuovo, ossia il circolo Drieu La Rochelle operante a Tivoli. Dal momento dello scioglimento di Ordine Nuovo, che avviene nel novembre 1973, Clemente Graziani e Giuseppe Pugliese, il primo responsabile politico in quanto segretario del movimento, il secondo responsabile operativo del movimento stesso, dettero precise disposizioni, anche  a me personalmente, di costituire una struttura di tipo clandestino, che prevedeva tra gli altri settori, che erano quello informativo, quello logistico e quello della sicurezza, un  settore specializzato…
Presidente: Questo della sicurezza in cosa concerneva?
Calore: la sicurezza ossia, controllo sui militanti, controllo della loro affidabilità, cose di questo tipo. (…) Clemente Graziani e Giuseppe Pugliese danno una precisa disposizione dell’organizzazione clandestina del movimento. Questa organizzazione clandestina prevedeva la formazione da un parte di una struttura politico-militare sulla base di cellule, formate ciascuna da tre persone e diramantesi a grappolo, ossia delle tre persone una faceva da contatto con ulteriori due persone e via dicendo, una struttura piramidale, che partendo da un unico centro si espande verso il basso.
Presidente: è il modello di un’organizzazione cellulare…
Calore: è il modello di un’organizzazione cellulare esattamente mutuato dal Fronte di Liberazione Nazionale Algerino e dell’OAS, per fare un esempio più vicino alla destra. A fianco di queste strutture cellulari, dovevano essere costruite delle altre strutture di supporto all’azione politico militare diffusa. Queste strutture di supporto erano organizzate in settori. Ossia esisteva un settore logistico, che doveva provvedere alla predisposizione di basi, dei mezzi di trasporto necessari per le varie operazioni, un settore finanziamenti, che doveva reperire soldi oppure predisporre obiettivi finanziari, attraverso la realizzazione di azioni di autofinanziamento, un’altra struttura di sicurezza e poi da ultimo un’altra struttura che era il settore sabotaggio e demolizioni, che doveva compiere materialmente attentati.(…)
Le varie azioni compiute da questi gruppi operanti nell’area ordinovista, non doveva essere rivendicati da Ordine Nuovo, ma dovevano essere rivendicati con sigle anche di fantasia, anche occasionali, usate magari una volta soltanto.
Presidente: Ma quindi in effetti tutto questo complesso strutturale era sempre di Ordine Nuovo?
Calore: Si

ordine-nuovo
Presidente: Però al momento in cui l’uno o l’altro di questi organi si fosse attivato, la rivendicazione doveva avvenire sotto un nome o di fantasia o ignoto diremmo così all’esterno, come componente di O.N.
Calore: esattamente
Presidente: senta lei ha sentito parlare del FNR?
Calore: in questo contesto non ne ho sentito parlare. Io posso dire soltanto che dopo l’episodio dell’uccisione del Tuti dei due poliziotti, io fui informato da Signorelli che Tuti non era più in Italia. Da questo elemento deduco che Signorelli fosse a conoscenza degli spostamenti di Tuti, dopo la commissione dell’omicidio. Quindi dato che Signorelli era il mio diretto referente politico…
Presidente: si ma vede la domanda che io gli ho posto è precisamente questa: lei ci ha dato un’idea veramente efficace un po’ dell’andamento delle cose ed ora sorge la curiosità di sapere se questo FNR che opererà – adesso non diciamo che abbia operato per l’Italicus – che opererà per altri attentati se facesse parte, se potesse far parte di questo complesso di organi che avrebbero dovuto operare, sia pure in una maniera autonoma.
Calore: io direttamente non sono in grado né di affermarlo né di escluderlo.
Presidente: Ho capito.
Calore: dato che non mi fu fatto un elenco delle varie sigle che sarebbero state utilizzate.
Presidente: dunque lei dice che c’era questa tendenza, addirittura questa direttiva a utilizzare sigle diverse, sempre nell’ambito di questa realtà, che si definisce come Ordine Nuovo.
Calore: come Ordine Nuovo si.
Presidente: andiamo oltre.
Calore: Questo discorso dicevo, a me fu fatto nell’autunno del 1973. In questo periodo io stavo facendo il militare e seguivo un corso presso la scuola allievi artificieri a Roma. Data la mia posizione di militare in questo periodo, dato che in questo periodo non potevo partecipare direttamente  alle varie attività, fui informato che nel momento in cui si fosse passati all’azione vera e propria, sarei stato contattato da un Ufficiale del Settore I.
Presidente: Quest’azione vera e propria sarebbe stato un colpo di stato?
Calore: un colpo di stato, nell’ambito del quale noi avremmo dovuto svolgere, nella fase successiva, funzioni di polizia politica.
Presidente: che significa polizia politica?
Calore: cattura ed eliminazione di avversari politici.
Presidente: ho capito…
Calore: Fui informato che avrei dovuto essere contattato dall’Ufficiale del settore I, del settore Informazioni. Quindi nella primavera del ’74 cominciarono ad avvenire vari attentati, rivendicati principalmente, se ricordo bene, con la sigla Ordine Nero.
Presidente: ecco siccome lei era già depositario di quest’affermazione del Signorelli, quando ha visto svilupparsi questi attentati, li ha riferiti all’attuazione di questa direttiva?
Calore: certo
Presidente: di quali si ricorda di questi attentati?
Calore: mi ricordo più o meno tutti quelli compiuti sotto la sigla Ordine Nero, se ricordo esattamente uno qui a Bologna contro la “Chiari e forti”, uno contro la Casa del Popolo di Moiano, nei pressi di Perugia, uno contro l’assessorato all’ecologia del comune di Milano…
Presidente: di Vaiano non si ricorda?
Calore: si, io ricordo questi qua come singoli episodi. Ecco volevo dire questo, questa fase di ammissione della diretta dipendenza di questi attentati della realizzazione della strategia di cui le parlavo, dura nell’ambiente ordinovista fino alla morte di Silvio Ferrari.
Presidente: Avvenuta quando?
Calore:  che viene intorno alla metà di maggio del 1974.
Presidente: era già avvenuta la strage di Brescia?
Calore: no, avviene subito dopo. Da questo momento in poi, dopo che erano avvenuti vari arresti, credo relativi al Mar di Fumagalli, nell’ambiente ordinovista si presero ufficialmente le distanze nei confronti degli attentati. Ossia si disse semplicemente non c’entriamo niente.
Presidente: cioè mentre l’ispirazione veniva di lì, poi si fa macchina indietro?
Calore: qui dovrei una breve precisazione, ossia che questa strategia è classica all’interno dei gruppi della destra. Nei vari movimenti che hanno operato in questo ambito è normale, non solo non rivendicare, ma dichiarare estraneo alla propria area determinate azioni nel momento in cui esse possono provocare dirette ripercussioni nei confronti dell’ambiente.
Presidente: ho capito. ambiente che s’intende?
Calore: l’ambiente politico che le ha originate. Ossia se Ordine Nuovo compie delle azioni utilizzando delle altre sigle, prima di essere individuato utilizzerà il far circolare voce circa la responsabilità di Ordine Nuovo stesso in queste azioni, al fine di aumentare la propria credibilità politica e la propria credibilità militare.
Presidente: in questa fase si pone come collettore di consensi, diremmo così.
Calore: esattamente. Poi nella fase successiva, quando è possibile l’azione repressiva si prende una posizione che è soltanto ufficiale, ossia che è rivolta ai militanti non direttamente coinvolti nella strategia oppure a militanti che debbono farsi portavoce di diverse esigenze verso la base. E in questa posizione nuova dice: noi non c’entriamo assolutamente niente con questo.
Presidente: Quindi una posizione diciamo repulsiva, praticamente…
Calore: In questo ambito si colloca ad esempio la famosa storia dell’inchiesta fatta da O.N. per accertare la responsabilità o meno negli attentati del 74/75.
Presidente: Quindi c’entriamo pure con l’Italicus. Questa commissione di cui lei parla?
Calore: Questa commissione escluse la responsabilità di O.N. in tutti gli attentati, compresi quelli del ’75.
Presidente: Certo.
Calore: Ora alcuni di quegli attentati che avvengono nella fine ’74 e nel ’75 ho partecipato io personalmente.
Presidente: Quindi lei da la testimonianza diretta di questa tecnica…
Calore: certo, gli stessi artefici della commissione, coloro che dovevano smentire la partecipazione di O.N. agli attentati erano in realtà coloro che avevano commissionato e fatto compiere gli attentati direttamente. (…)
Calore: “Sicuramente nel 1975, in quanto è di mia conoscenza diretta, in quanto ero presente ai vari incontri che ci furono in proposito Concutelli collaborava anche con la struttura di A.N. e proprio nell’ambito dell’unificazione di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. In quest’ambito Adriano Tilgher coordinava le attività politiche, ossia praticamente svolgeva la funzione di capo politico del movimento legale. (…) ero presente personalmente io ad Albano e nella stessa riunione, oltre a me, era presente anche Tilgher, Concutelli, erano presenti Stefano Delle Chiaie e Signorelli, Pugliese. Tutti i dirigenti dei due movimenti”.
Presidente: senta Calore le faccio una domanda che può essere un po’ birichina, ma tenuto conto di tutte queste articolazioni, di tutte queste cariche, di tutte queste lotte per il potere, ma numericamente, tutta questa forza a quanto ammontava? Grosso modo, diciamo.
Calore: allora nell’ambito dei movimenti extraparlamentari di destra va distinto il gruppo dei militanti, dall’area di risonanza diciamo. Il gruppo dei militanti di O.N. credo non abbia mai superato, sul sede nazionale, le quattrocento/cinquecento unità.
presidente: quattrocento/cinquecento unità
calore: penso, di militanti
Presidente: ho capito
Calore: una stima, ovviamente
Presidente: stiamo sempre approssimativi
Calore: più o meno la stessa consistenza poteva avere, come militanti… ossia persone che erano esclusivamente in O.N. parlavamo prima. Stessa cosa persone esclusivamente di A.N. erano più o meno altrettante. Quindi complessivamente un migliaio di persone. Comunque questi gruppi esercitavano un’ampia opera da centro d’attrazione nei confronti di tutta la base giovanile del MSI, diciamo. Ecco quindi non esisteva la possibilità di distinguere nettamente le varie aree. Le faccio un esempio il Circolo Drieu La Rochelle, che era una realtà periferica, contava a livello di aderenti, non di militanti, qualcosa come 140/150 persone. Soltanto il circolo Drieu La Rochelle di Tivoli.

http://www.radioradicale.it/scheda/18006/18031-appello-per-la-strage-sul-treno-italicus