Andrea Brogi – udienza Italicus 27.11.1986

“Nei primi giorni del gennaio ’74 mi trasferii da Firenze alla Verniana dove fui ospite del Cauchi assieme alla Daniela Sanna. Prima di insediarmi nella casa del Cauchi trascorsi circa una settimana in una pensione ad Arezzo. A Firenze lavoravo presso una libreria e frequentavo gli ambienti di Ordine Nuovo e del MSI. Noi di destra a Firenze vivevamo in una situazione di emarginazione per cui era difficile trovar lavoro e correvamo rischi anche fisici per le frequenti aggressioni da parte di elementi di sinistra. Io stesso subii due aggressioni nell’arco di tre mesi. La libreria dove lavoravo era stata individuata dagli estremisti di sinistra che ne avevano spaccata la vetrina. Io finii in ospedale e il mio nome comparve sui giornali. La casa dove abitavo fu fatta oggetto di scritte contro di me e furono tagliate le gomme della macchina di mio padre. Insomma mi trovavo in una condizione per cui era opportuno che mi trasferissi da Firenze. Ad Arezzo, il Cauchi mi aveva offerto l’opportunità di entrare a far parte di una cooperativa agricola di ispirazione corporativa, a suo dire, finanziata da industriali romani. (…) La situazione ad Arezzo era molto diversa da quella di Firenze, nel senso che mentre a Firenze vi era stata una scissione di Ordine Nuovo dal MSI, ad Arezzo invece l’avv. Ghinelli, che nell’ambito del Movimento Sociale era portatore di posizioni molto radicali, era riuscito ad evitare la spaccatura con Ordine Nuovo; tanto vero che anche se ad Arezzo si formò una sezione di Ordine Nuovo, questa era una propanazione del Movimento Sociale ed era frequentata dalla stessa gente che frequentava il partito. Inoltre a Firenze la lotta politica consisteva soprattutto nell’autodifesa ed era caratterizzata da esperienze di piazza, soprattutto in coincidenza con le campagne elettorali. Ad Arezzo invece mi trovai a vivere ad una diversa fase della mia esperienza politica, poiché al tempo in cui mi trasferii in questa città nell’ambito della destra stava iniziando un processo di individuazione delle persone che avrebbero potuto rendersi disponibili per compiere azioni di tipo militare. In questo periodo si avevano i primi sentori di quella mentalità “bombarola”, che nel giro di poco tempo avrebbe portato alla consumazione degli attentati di cui ho già parlato al G.I. di Firenze.
Rimasi alla Verniana fino alla prima settimana di maggio, anche se la cooperativa dove avrei dovuto lavorare non aveva trovato realizzazione. Conobbi naturalmente la moglie del Cauchi, che aveva rotto col marito già prima del mio arrivo, ma che comunque frequentava saltuariamente la casa della Verniana per parlare con Augusto o per ritirare della roba. A quel tempo Augusto era legato ad Elena Bellini. Prima di insediarsi alla Verniana, Cauchi aveva abitato a Massa, ove già si era dato da fare per reperire esplosivo presso le cave del luogo. (…)Tornando alla situazione della destra ad Arezzo in quegli anni, vi erano frequenti rapporti fra Arezzo e Perugia e che Arezzo in un certo senso era subalterna a Perugia.
Tale organizzazione di Ordine Nuovo a Perugia era particolarmente forte ed agguerrita e si avvaleva dell’appoggio dato dai numerosi studenti italiani e stranieri che frequentavano l’Università. Fra gli studenti stranieri ve n’erano di arabi e di greci. Con gli arabi Ordine Nuovo perugino cominciò ad iniziare un discorso antisemita. Nei confronti dei greci, mi riferisco a studenti simpatizzanti per il regime dei colonnelli, vi era invece una certa diffidenza perché venivano considerati dei provocatori e si ritenevano in rapporto con forze di polizia italiane. A Perugia gli studenti greci favorevoli ai colonnelli erano raggruppati nell’organizzazione «4 agosto» e frequentavano una birreria situata dietro al Duomo. (…) Gli aderenti di Ordine Nuovo a Perugia erano circa un centinaio. Mi recavo a Perugia con Augusto, il quale abitualmente faceva capo a Gubbini o ai fratelli Castori. (…)
Ad Arezzo il segretario di sezione, che all’epoca era denominato “Federale”, era l’avvocato Ghinelli. Anche l’avvocato Bianconi aveva un ruolo di rilievo nell’ambito del Movimento Sociale. Il Capacci aveva compiti sia di custode che di segreteria. L’Albiani era responsabile della Cisnal. Il Giovanni Rossi rappresentava una sorta di referente intellettuale. Le posizioni del Rossi erano perfettamente consonanti con quelle del Ghinelli, ed aveva un grande ascendente sui giovani. La sua posizione era ispirata all’esigenza di moderare quelle teorizzazioni che iniziavano a far parte della nuova destra e che ad esempio prevedevano la possibilità di collaborazione con l’estremismo di sinistra nella comune prospettiva dell’abbattimento del sistema e a ricondurre nell’alveo di posizioni più tradizionaliste. (…)
La Bellini era la segretaria della sezione femminile del Movimento Sociale, il Batani fu il fondatore di Ordine Nuovo di Arezzo senza peraltro uscire dal Movimento Sociale. Il Batani sosteneva che Ordine Nuovo si doveva attenere rigidamente alle posizioni ufficiali di Graziani, Francia e Massagrande. Batani aveva inoltre come punto di riferimento la sezione di Ordine Nuovo di Perugia ed aveva buoni rapporti con Mauro Tomei e l’ambiente di Lucca. Secondo Batani i lucchesi erano meritevoli di stima, il Cauchi invece li disprezzava, perché li considerava capaci al più di fare qualche manifestazione di piazza.
Il Franci era un camerata attivo, ma in fondo era semplicemente uno come tanti altri. Il suo rapporto con l’ammiraglio Birindelli era dovuto a ragioni esclusivamente personali. Il Birindelli infatti nell’ambito del partito rappresentava una posizione moderata, in forte contrasto con la politica del Ghinelli e dell’intera sezione di Arezzo.

cauchi
Quando Birindelli veniva ad Arezzo per la campagna elettorale era accompagnato da guardie del corpo di Firenze e riscuoteva scarsissimi consensi. (…) Il Gallastroni era il segretario della sezione di Castiglion Fiorentino.
Passando alla situazione di Ordine Nuovo a Lucca, faccio presente innanzitutto che Lucca era importante come punto d’appoggio per chi voleva espatriare. Tomei era il capo indiscusso di Ordine Nuovo per Lucca, Pisa e Pistoia. Come ho già detto la sezione di Lucca era oggetto di valutazioni contrastanti. Ad esempio il Cauchi non le riteneva capaci di azioni particolarmente significative. C’erano comunque quattro/cinque persone che potrei definire falchi e che costituivano un gruppo che coltivava prospettive violente di eversione. (…) L’Affatigato pur essendo molto giovane godeva della considerazione del Cauchi ed era disponibile ad ogni tipo di azione. (…)
Il Cauchi l’avevo conosciuto a Siena nel ’69 in occasione di un volantinaggio organizzato dal Ghinelli. Assieme al Cauchi, al Bumbaca e al Franci partecipai alla campagna elettorale del 1970 in favore del Ghinelli. Come ho già detto negli anni 1971/72 feci il militare. Nell’estate del ’73 fui con Cauchi a Rimini per una settimana. Il Cauchi si trattenne più a lungo. Qui frequentammo persone dell’ambiente di destra milanese e romano. Rimini a quell’epoca era infatti un punto d’incontro della crema dell’estremismo di destra. C’era un bagno chiamato “la Rotonda”, che era il nostro punto d’incontro abituale. Ricordo che era frequentato dallo Zani, dal Ferri, dal Colombo, dai fratelli Ferrari. C’erano inoltre i fratelli Guidolin di Parma. Il leader della federazione riminese era all’epoca Crocesi. L’atmosfera della federazione di Rimini del Movimento Sociale era all’epoca simile a quella della federazione di Arezzo, nel senso che entrambe erano molto combattive ed utilizzavano i simboli del fascismo anche pubblicamente. Anche Giancarlo Esposti frequentava l’ambiente di Rimini. Di bolognesi c’era senz’altro il Barbieri.

giancarloesposti

(…) Durante l’estate del ’73 il Cauchi soggiornò anche a Montesilvano dove frequentò il Benardelli e l’ambiente pescarese e romano. Nulla so di contatti del Cauchi con ambienti ascolani. Nell’estate del ’73 il Cauchi subì una trasformazione, nel senso che prima era semplicemente un camerata molto esuberante, mentre a quel tempo cominciò a parlare di guerra al sistema e di azioni violente. Sono certo che questa trasformazione è avvenuta sotto l’influenza dei milanesi ed in particolare di Giancarlo Esposti. Nel ’73 i milanesi erano il gruppo più forte ed attivo ed erano ad un livello molto più avanzato del nostro, nel senso che ad esempio già giravano armati, mentre noi a quel tempo ancora non possedevamo, né tantomeno utilizzavamo armi. Dall’estate ’73 fino alla fine dell’anno Zani venne talvolta a Firenze, perlopiù nel fine settimana per fare azioni quali pestaggi a militanti di sinistra ed atti similari. (…)
Sulle diverse residenze del Cauchi, ricordo che questi abitò dapprima a Cortona presso i suoi genitori, quindi dopo essersi sposato stette per un certo periodo a Massa e quindi si trasferì alla Verniana. (…) Vaiano rappresenta un’escalation rispetto ai precedenti attentati e secondo lo Zani aveva la funzione di consentire una cernita fra quelle persone, già selezionate, che avevano partecipato ad altri attentati o che comunque erano particolarmente affidabili. Lo scopo dell’attentato era inoltre quello di saggiare le reazioni dell’ambiente ad azioni di questo tipo. Zani diceva che doveva servire per isolare quelle persone che potrei definire come colombe. Finì invece che fu lo Zani a rimanere isolato, nel senso che l’ambiente non si dimostrò ricettivo ad espandere iniziative di questo tipo. Furono avvertiti dell’attentato di Vaiano il Gubbini, il Tomei, il capo di Ordine Nero di Rieti e forse qualche altra sezione di Ordine Nuovo, che poteva essere interessata alle conseguenze di quell’attentato. E per questa ragione che il Franci alla data dell’attentato di Vaiano si fece ricoverare in ospedale. Ciò mi venne detto espressamente dal Franci stesso. Potrà inoltre accertare che per quella data anche il Gubbini ed il Tomei avevano un alibi. Vaiano fu fatto il 21 e non 23 come gli attentati di Ordine Nero per ovvie ragioni.
L’ambiente non reagì positivamente a Vaiano, quando perfino gli attentati rivendicati da Ordine Nero vennero ritenuti più validi dal punto di vista politico. E’ per questo che i milanesi rimasero isolati. Gli attentati di Ordine Nero erano più politici di quelli alle ferrovie, in quanto erano rivolti a degli obiettivi di un qualche rilievo simbolico, come le esattorie comunali che dissanguano il popolo, la casa del popolo ricettacolo di comunisti etc. Potrà rilevare comunque, anche nell’ambito di Ordine Nero sono stati commessi al nord siano stati eseguiti con maggiori quantità di esplosivo ed abbiano perciò prodotto delle conseguenze più gravi di quelle commesse al centro.
Questo è accaduto perché i milanesi erano più spregiudicati nell’esecuzione degli attentati e rientrava nel loro modo di vedere l’esigenza di alzare sempre di più il tiro. I milanesi consideravano con sufficienza i militanti di Arezzo e di Perugia. Li consideravano dei “cacasotto” ed affermavano di essere i meglio organizzati. Sostenevano inoltre l’esigenza di compiere attentati ai mezzi di comunicazione, di colpire obiettivi militari e apparati dello stato etc. Ordine Nero doveva rappresentare originariamente l’unificazione di Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale. Tuttavia in questo suo obiettivo sostanzialmente fallì e rimase sotto l’egemonia dei milanesi. A quel tempo i gruppi più organizzati e violenti erano quello milanese da un lato e quello romano. Nelle altre parti d’Italia l’espressione più violenta delle eversioni di destra, qual era appunto il gruppo milanese, potevano contare soltanto su simpatizzanti sostanzialmente isolati.
Ho visto Zani una volta ad Arezzo e una volta a Passignano sul Trasimeno insieme al Ferri. E’ in queste occasioni che diede dei “cacasotto” ai toscani. Tuttavia Zani fece capire che non tutti i militanti della Toscana erano da disprezzare, ma che ce n’erano che godevano della sua stima. Ritengo che facesse riferimento a Tuti e al suo gruppo. Questi incontri con Zani avvennero durante il periodo della mia abitazione ad Arezzo (e cioè tra gennaio e aprile del ’74) e sicuramente dopo la riunione di Collemandina, avvenuta nella prima quindicina del gennaio ’74. (…) Il Tuti era un individualista e in pratica si era creato un gruppo per conto suo, che comprendeva anche alcuni, quali il Franci che contemporaneamente militavano in altre organizzazioni. Il gruppo di Tuti non era certo subalterno ai milanesi, ma questo proprio per lo spiccato individualismo del Tuti stesso. (…) Tuti era critico nei riguardi delle posizioni ufficiali di Ordine Nuovo e sosteneva che Ordine Nuovo era molto male organizzata. Criticava altresì quei dirigenti che pretendevano di fare la loro battaglia politica standosene all’estero.
Verso il 9-10 gennaio ebbe luogo l’incontro con Peppino Pugliese in via Merulana. Tale incontro doveva preparare la riunione di Villa Collemandina. C’ero io, Augusto ed il Pugliese. Verso il 15-20 di gennaio ebbe luogo la riunione di villa Collemandina. Erano presenti Tomei, Benardelli, il Gubbini, Castori Euro, uno di Latina amico del tenente Saccucci, Elio Masagrande, Peppino Pugliese, Barbieri e un secondo bolognese, Cauchi ed altri che ho già menzionato innanzi al dott. Minna. Questa riunione aveva lo scopo di coordinare Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale a livello territoriale. Servì inoltre per contarci. Si parlò e io udii questi discorsi per la prima volta, si trattava di colpire di obiettivi militari, vie di comunicazione ed altro. Era presente anche Adriano Tilgher (…).

tilgher

Al febbraio Augusto Cauchi mi accompagnò per la prima volta al deposito di esplosivo dell’Alpe di Poti, luogo dove mi recai due o tre volte e in un’occasione anche col Franci. Verso la metà o la fine di febbraio è da collegare l’incontro al passo della Futa fra me Cauchi, Zani ed Esposti”.

http://www.radioradicale.it/scheda/18004/18029-appello-per-la-strage-sul-treno-italicus

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