Leonardo Grassi – audizione in commissione stragi 21.6.1995

Sostanzialmente il discorso è questo. La strategia stragista nasce come strategia tendente a destabilizzare per stabilizzare. In pratica, le centrali di intelligence americane, in particolare la CIA, decidono che il pericolo della crescita della sinistra in Italia e in Europa in genere è eccessivo. Tutto ciò viene deciso più o meno nel 1952 e a noi risulta da una serie di documenti raccolti più o meno episodicamente ed occasionalmente nel corso di diversi processi succedutisi, da quello su Peteano ai processi che abbiamo seguito noi. Non vi è ancora un quadro sistematico di tutta la documentazione americana prodotta su questo argomento, ammesso che mai si possa acquisire, però abbiamo elementi significativi in questo senso. Questi centri decidono di praticare un tipo di guerra chiamandola non ortodossa e che in una sua articolazione viene definita guerra psicologica, caratterizzata simmetricamente da analoghe azioni portate avanti a quel tempo dal blocco sovietivo. La guerra non ortodossa o psicologica implica, ad esempio, il discredito del nemico, l’attribuzione al nemico di azioni che in realtà non ha commesso. In questa logica si inserisce perfettamente la strage di Piazza Fontana che avviene in un momento in cui riesce a paralizzare quei movimenti studenteschi ed operai che erano cresciuti tra gli anni 1968 e 1969. Questa strage criminalizza la componente anarchica della sinistra. Pietro Valpreda viene indicato come un mostro, viene svolta tutta una operazione di disinformazione estremamente accurata e intelligente che fa sì che la strage di Piazza Fontana rappresenti un processo importante in un momento in cui questa strategia aveva un senso, per quanto aberrante possa apparire ai nostri occhi.
Questa strage viene compiuta con la collaborazione fra componenti dei Servizi che coprivano gli eversori ed eversori di destra. Questo meccanismo che così bene ha funzionato nel 1969 continuerà ancora per un po’ di tempo, e si concretizzerà nei vari attentati senza vittime, nella strage di Peteano del 1972, in tutta una serie di altri atti terroristici ascrivibili a questa strategia. Tuttavia, ad un certo punto, nel 1974, le cose cambiano completamente, prima ancora dell’attentato al treno Italicus. Entra in crisi Nixon, cade la Grecia dei colonnelli, voluta anni prima proprio nel contesto della strategia del contenimento delle sinistre in Europa; cade il regime di Salazar. Ricordiamo anche che Andreotti, attraverso il rapporto del generale Maletti, denuncia nel marzo di quell’anno i golpisti del 1970. Si tratta di segni che dimostrano tutti che la vecchia strategia, in cui l’attentato stragista aveva un senso, viene abbandonata. Però, comunque, vi sarà poi la strage dell’Italicus. Cosa vuol dire? Probabilmente significa che una componente ha proseguito inerzialmente, oppure vi è stato un tentativo di forzare i tempi, nella consapevolezza della precipitazione degli eventi attorno alle persone che avevano giocato tutto su questa strategia.
Ricordiamo ad esempio Giancarlo Esposti. Lo ricordiamo perché ce ne parla Danieletti, suo intimo amico durante quella disperata corsa verso Pian di Rascino. Giancarlo Esposti si vantava che sarebbe diventato ministro dello sterminio nel nascente stato nazionale rivoluzionario. Vi era anche una percezione soggettiva da parte dei gruppi che partecipavano a questa strategia che era un po’ astorica, perché venivano utilizzati per fini ben diversi di stabilizzazione, però in realtà in qualche modo vissuta.
Nel 1974 quindi le cose sono diverse dal 1969. Resta tuttavia la costante di cui parlavo prima, cioè le tre componenti: servizi, piduisti ed eversori, nonché i depistaggi che continuano ad essere attuati per intralciare i processi. Il 1980 ha una ulteriore diversa connotazione. Nel 1980 è impensabile l’idea di un colpo di stato, è impensabile l’idea di destabilizzare per stabilizzare. Nel 1980 avviene qualcosa di ancora diverso. Vi sono motivazioni che concorrono verso la strage, una parte proveniente dalla componente piduista messa in gioco: il potere di Gelli sta per cadere e infatti cadrà poco dopo la perquisizione di Castiglion Fibocchi; stava per essere esautorato dall’intervento di Pazienza; stava per perdere quel ruolo di referente dei servizi americani che aveva avuto fino ad allora in Italia. Per quanto riguarda gli eversori, vi è tutto uno sfrangiamento, siamo di fronte alla fuga dei vecchi referenti storici. Forse questo aspetto richiederebbe un discorso molto più accurato e un passo indietro nel tempo. In altre parole avviene quanto segue.
Fino al 1974 la destra che partecipava a questa strategia veniva in qualche modo coperta; dal 1974 in avanti non viene più coperta: si hanno i processi contro Ordine Nuovo, contro Avanguardia Nazionale eccetera. Si ha una reazione nel senso che questo ambiente agisce intanto con forme imitative del terrorismo di sinistra (dicono in sostanza: “Vogliamo anche noi fare come le Brigate Rosse”): questo si comincia a vedere nel processo Occorsio; l’omicidio Occorsio segna una svolta: mai prima un esponente della destra aveva ucciso un magistrato, un rappresentante delle istituzioni. Si ha poi una perdita, perciò, di collegamento con quei referenti istituzionali occulti che erano stati l’alimento di quei gruppi fino al 1974. Si ha una crescita della potenzialità terroristica, nel senso che nascono e crescono gruppi molto bravi a fare rapine, a fare atti terroristici, atti criminali che producono prestigio che danno denaro; e si pone il problema di assumere il controllo di questi gruppi. Chi ha questo problema? Ce l’hanno i vecchi capi storici ce l’ha Delle Chiaie, da una parte, e Freda, dall’altra. E Delle Chiaie tenta quell’operazione (proprio forse con la strage di Bologna, dalla quale l’ho mandato prosciolto perché mi mancavano pochissimi elementi per tentare  il giudizio dibattimentale) di cui ci parla Amos Spiazzi, cioè tenta di assumere il controllo dei gruppi della destra eversiva (i quattro gruppi di NAR, li chiama Spiazzi) che, coordinati e finanziati dal Mangiameli, dovranno rientrare nell’alveo di Avanguardia Nazionale dal quale erano usciti. Un attentato come quello della strage di Bologna serve, in questa prospettiva, per (come dicono loro non lo diciamo noi giudici, lo dicono loro nei loro scritti) ricompattare l’ambiente, cioè riportare quest’ambiente dalla diaspora spontaneista al rigido comando dei vecchi capi di queste strutture”.

Leonardo Grassi audizione commissione stragi 21.6.1995

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