Vincenzo Vinciguerra – Sentenza ordinanza g.i. Salvini 1995

Una parte significativa dei nuovi elementi raccolti si basa sulle dichiarazioni di Vincenzo VINCIGUERRA, grazie al bagaglio di conoscenze
da lui acquisite, in una prima fase, nell’ambito della sua militanza nel gruppo di Ordine Nuovo di Udine (insieme a Carlo Cicuttini, Cesare Turco e Ivano Boccaccio) e, in una seconda fase, dal momento del suo arrivo in Spagna nell’ambito della sua militanza in Avanguardia Nazionale con Stefano Delle Chiaie.
Vincenzo Vinciguerra, dopo essersi assunto la responsabilità per l’attentato di Peteano ricevendo una condanna all’ergastolo e rifiutando
di interporre appello (non a caso il primo libro scritto da Vinciguerra si intitola “Ergastolo per la Libertà”), aveva iniziato a partire dal
1985 e sino al 1987 una sorta di “dialogo” e di confronto con diverse Autorità Giudiziarie fra cui quelle di Brescia e di Bologna.
Vinciguerra aveva accettato di riferire una serie di episodi e di circostanze necessarie, a suo avviso, per dimostrare come le organizzazioni di estrema destra (e Ordine Nuovo in primo luogo), tradendo lo spirito rivoluzionario, fossero state strumentalizzate dai Servizi Segreti e da altre Forze militari interessate a mantenere in Italia, anche tramite le stragi, lo status quo politico secondo la formula “destabilizzare per stabilizzare”.
Nel 1987, tuttavia, Vinciguerra aveva interrotto il suo dialogo con l’Autorità Giudiziaria anche per protesta contro il comportamento del
G.I. di Venezia che in sostanza non aveva voluto credere alla sua rivendicazione di militanza pura e non inquinata insinuando, certamente a torto, che anch’egli fosse in realtà collegato a qualche Servizio Segreto e intendesse anch’egli in qualche modo “coprire” le attività di strutture deviate.
Anche a seguito dell’esplodere della “vicenda Gladio”, che ha dimostrato la validità di alcune intuizioni di Vinciguerra in merito all’esistenza
di una struttura segreta capace di tenere in qualche modo il nostro Paese in uno stato di sovranità limitata nell’interesse della N.A.T.O.,
Vincenzo Vinciguerra, dall’aprile 1991, aveva ripreso il dialogo specificamente con questo Ufficio, dialogo che è durato sino all’estate
del 1993, momento in cui la sua disponibilità si è definitivamente interrotta.
L’interruzione del canale che Vincenzo Vinciguerra aveva aperto per oltre due anni con l’A.G. di Milano può avere molte cause e molte spiegazioni, una delle quali anche semplicemente legata al carattere assai “difficile” di Vinciguerra caratterizzato da una forte vena di insofferenza e di diffidenza.
Sul piano sostanziale, comunque, la nuova e forse definitiva chiusura di Vinciguerra può essere spiegata con le obiettive difficoltà a rispettare, accettando di rendere complesse dichiarazioni, i limiti che egli stesso si è sempre imposto.
Infatti, Vinciguerra ha sempre fortemente sottolineato di non essere un “collaboratore” e ha quindi indicato nomi e circostanze solo e
strettamente nella misura in cui potessero essere utili a ricostruire l’attività degli elementi di destra “inquinati” e dei loro protettori
nello Stato, evitando sempre di parlare dei camerati che egli riteneva in buona fede e comunque evitando sempre di fornire su chiunque elementi tali da imporre all’Autorità Giudiziaria incriminazioni per fatti gravi e non prescritti e la conseguente emissione di mandati di cattura.
Per tali ragioni e in un’ottica quindi di ricostruzione storico/giudiziaria e non di collaborazione processuale, Vinciguerra sovente è stato attento a non fornire tutti gli elementi conclusivi per definire una determinata vicenda, omettendo ad esempio di fornire la fonte di alcune notizie che egli comunque riferiva o omettendo i nomi degli autori materiali degli episodi più gravi.
Tuttavia, nel corso di questo contributo alla ricostruzione della “strategia della tensione”, Vinciguerra si è reso conto che tali limiti che egli si era imposto risultavano di essere comunque vanificati dal progredire degli accertamenti e delle altre acquisizioni processuali e che questo Ufficio, così come altri Giudici Istruttori, era in grado, collegando le parziali rivelazioni di Vinciguerra ad altre testimonianze che venivano via via raccolte, di chiarire progressivamente anche i fatti più gravi con elementi di prova suscettibili di concreti sbocchi processuali.  In tal modo, anche la “ricostruzione” di Vinciguerra si stava trasformando indirettamente e involontariamente in una collaborazione. Resosi conto di avere contribuito troppo a questa “progressione istruttoria”, Vinciguerra ha quindi interrotto la sua disponibilità a rendere dichiarazioni affermando che intendeva proseguire il lavoro di ricostruzione da solo attraverso l’elaborazione di saggi e memoriali.

vinciguerra
Nel corso degli interrogatori resi al G.I. di Milano, Vincenzo VINCIGUERRA ha parlato comunque, come si vedrà, senza molte riserve della struttura spagnola di GUERIN SERAC e DELLE CHIAIE, erede dell’Aginter Press di Lisbona, in quanto egli ha più volte sottolineato che la mancanza di remore era giustificata dalla contiguità di tale struttura con Servizi Segreti stranieri e quindi con la politica globale dell’Alleanza Atlantica, politica dallo stesso Vinciguerra ferocemente combattuta nella sua ottica anticomunista sì, ma anche antiamericana.
In altri casi Vinciguerra ha invece mantenuto il segreto su alcuni aspetti degli avvenimenti a sua conoscenza o sulle fonti delle notizie di cui disponeva rifiutando ad esempio di legare direttamente il nome di un singolo militante all’esecuzione di un singolo fatto criminoso, preferendo semmai indicare solo l’ambiente in cui l’operazione era maturata.

Vincenzo Vinciguerra – Sentenza ordinanza g.i. Salvini 1995

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