Audizione giudice Giovanni Arcai in commissione stragi – 4.6.1997 – terza parte

FRAGALA’. Dottor Arcai, nelle carte del processo della strage di Brescia viene acquisita, nell’udienza del 2 marzo 1989, un’informazione riservata del Servizio di informazione e sicurezza militare, il Sismi, che era stata tenuta segreta e occultata anche ai magistrati e agli organi di polizia giudiziaria dal 1974 al 1989.

ARCAI. Dovrebbe essere il processo d’appello di Ferri.

FRAGALA’. Esatto. Dottor Arcai, questa informativa conteneva un’intercettazione telefonica che il Sismi aveva effettuato tenendo sotto controllo il telefono di tale Margherita Ragnoli, nata a Buones Aires il 26 aprile 1923, cosegretaria dell’Associazione Italia-Cuba di Brescia. Questa signora, in data 29 maggio 1974, viene intercettata dal Sismi nel corso di una conversazione telefonica interurbana in cui diceva che dell’attentato di piazza della Loggia del 28 maggio 1974 se ne era parlato sin dalla sera precedente il giorno in cui si era verificato e la stessa signora soggiungeva di essere subito accorsa in piazza della Loggia in quanto le era stato riferito che uno dei morti apparteneva all’Associazione Italia-Cuba, notizia risultata poi infondata. Ora, di questa intercettazione telefonica e di questa nota riservata del Sismi non vengono informati né l’autorità giudiziaria, né gli organi di polizia giudiziaria e questa nota viene tenuta segreta per tantissimi anni, praticamente fino al 1989. Le chiedo ora se lei ha mai saputo che per la strage di Brescia esisteva una pista occultata proditoriamente dal Servizio di sicurezza militare e che riguardava la responsabilità, almeno a livello di conoscenza – ma dall’intercettazione telefonica sembra molto di più -, di questa signora che era la cosegretaria di un’associazione di estrema Sinistra denominata Associazione per l’Amicizia Italia-Cuba. Lei ha mai saputo di questo?

ARCAI. Mi faccia pensare, perché Ragnoli è un nome che non mi è nuovo.

CORSINI. E’ un personaggio più noto sotto il nome di «Baby» Ragnoli, tuttora segretaria dell’Associazione per l’amicizia Italia-Cuba. Si tratta di un’associazione conosciuta, che ha promosso iniziative conosciutissime. Comunque ogni addebito alla signora Ragnoli farebbe ridere tutta Brescia.

FRAGALA’. Lei ha mai saputo di questa signora?

ARCAI. Ricordo che si era parlato di un qualcosa del genere. Onorevole Fragalà, le vorrei precisare una cosa che so di fatto: subito dopo la strage la questura «batte» a Sinistra. Fa perquisizioni a Sinistra, nelle case dei partigiani. Dico di più. Dopo lo «sballo» della pista Esposti vi è Renato Curcio. Non dimentichiamo infatti che è Delfino a tirare fuori Renato Curcio. Fu una bella operazione questa. Poi la questura tirò fuori Arialdo Litrami con tutta un’altra vicenda. Ho letto da qualche parte – mi sembra anche nella proposta di Commissione – di quella tendenza di battere a sinistra….

FRAGALA’. Quindi nelle carte del processo sono spariti tutti gli atti di indagine che riguardavano la sinistra.

ARCAI. No. Non sono spariti. Non ci sono mai arrivati. Sono cose queste che a Brescia sappiamo. Personalmente me le ha dette un comunista, un ex partigiano.

CORSINI. Era un ex partigiano che aveva subito una perquisizione in casa sua; era un operaio dell’O.M, un pittore che si chiamava Giuseppe Bailetti, una persona rispettabile e figura nobilissima.

ARCAI. Esattamente, si tratta di un pittore che faceva esposizioni. Abbiamo in mano Fumagalli; ricercano Buzzi che cerca i residui delle mine dei minatori del Botticino. Abbiamo trovato un quintale di esplosivo e di quello non se ne parla. Delfino ed i suoi carabinieri, con tanto di nomi e cognomi riportati nei verbali fatti da me, hanno parlato proprio apertamente delle relazioni operative di Feltrinelli con Fumagalli.

FRAGALA’. Sì, lo so. Se lei ricorda subito dopo la strage di piazza della Loggia, il ministro dell’interno, Paolo Emilio Taviani, dichiarò che l’attentato era stato fatto dai nazisti di Anno zero. Era una rivista dell’area della Destra radicale ma non di un gruppo politico ed immediatamente scattò la repressione a destra. Come le ha sottolineato il presidente Pellegrino, in un appunto del Sid è uscito di recente che si era organizzata subito dopo la strage di Brescia una campagna di depistaggio e di provocazione per addebitare la strage alla destra. Dall’altra parte, sia lei che l’onorevole Corsini, come residenti a Brescia, ricordate che sono stati fatti una serie di atti di indagine nelle case di esponenti di sinistra, ma questi atti non sono mai entrati nelle cartelle del processo. Il Sismi ha occultato per oltre quindici anni una intercettazione telefonica su bobina di una signora che, facendo parte dell’associazione Italia-Cuba, allora come altri esponenti di questa associazione in tutta Italia, veniva controllata ed intercettata dal servizio segreto militare perché si riteneva che costoro potessero fare un servizio di spionaggio al di là dell’apparenza dell’associazione culturale. Per questo venne tirata fuori questa intercettazione molto inquietante che diceva chiaramente che la sera prima del 29, cioè il 28 maggio il giorno della strage, se ne era parlato fin dalla sera precedente la strage tanto è che addirittura si erano tutti preoccupati perché il giorno della strage pareva che un esponente dell’associazione fosse addirittura saltato in aria.

Tutto questo – le chiedo – può essere stato il frutto di quella orchestrazione ai danni della destra di cui gli ha parlato il senatore Pellegrino? Di questo occultamento delle piste di sinistra di cui le sto parlando io? Inoltre, la mia domanda specifica è se l’onorevole Taviani, quando si recò a Roma per sentirlo – e lei ha lasciato intendere che da quell’incontro è scaturita poi l’operazione anche per sottrarle in modo fraudolento l’indagine sui Mar – le disse qualcosa sulle piste di indagine da battere per la strage di Brescia o per la strage di piazza della Loggia?

ARCAI. Ho già fornito delle precisazioni in proposito. Con Taviani me ne guardavo bene dal trattare della strage di piazza della Loggia. Avevo il rovello di completare la figura di Maifredi che doveva finire con una comunicazione giudiziaria ed una imputazione. L’unica cosa che mi interessò chiedere all’onorevole Taviani era se conoscesse Maifredi e lui mi rispose di no, confermato anche dal segretario. Questo era ciò che mi interessava. Nella mia coscienza, avevo già un riferimento; poi lo avrei dovuto sentire formalmente ma secondo gli sviluppi dell’istruttoria, magari previa emissione di una comunicazione giudiziaria. Il problema era se farlo prima della chiusura dell’istruttoria oppure fare uno stralcio per rimandarlo a dopo…

FRAGALA’. Un ministro dell’interno come Paolo Emilio Taviani che lei sa benissimo essere il capo dei cosiddetti partigiani bianchi, addirittura il Presidente dell’associazione nazionale dei partigiani democristiani; addirittura, un ministro dell’interno che all’indomani della strage di Brescia dichiara che la strage è nazista…

ARCAI. No, non disse esattamente questo.

FRAGALA’. Disse esattamente questo; posso citarle anche la notizia di stampa in cui lo disse e parlò di Anno zero.

ARCAI. Le notizie di stampa sono quelle che sono.

FRAGALA’. Le dichiarazioni dei politici si prendono dai giornali e non dagli atti processuali.

ARCAI. Per quanto ricordo, disse che era di «chiara marca fascista». Ricordo che mi «attaccai» al telefono e gli chiesi come si potesse permettere di fare tali affermazioni. Stavamo iniziando allora le indagini e lui sembrava aver capito tutto. Avevamo in ballo Renato Curcio a Brescia. Disse che tali affermazioni sarebbero state ridimensionate, se ben ricordo. Fu una telefonata un po’ brutale. Io lo aggredii dicendogli che era tutto da creare, da verificare mentre lui aveva già risolto tutto. E allora l’istruttoria chi l’avrebbe fatta più?

FRAGALA’. C’è un motivo perché lui aveva risolto tutto.

ARCAI. Non lo so e non lo voglio sapere. Personalmente, agivo da giudice istruttore con un compito preciso.

PRESIDENTE. L’obiettivo della strage faceva oggettivamente pensare ad una matrice di destra, visto che la bomba venne messa durante la manifestazione sindacale in una città dove prima una serie di attentati sicuramente di responsabilità della destra c’erano stati.

ARCAI. Signor Presidente, anche in quel caso vi è stata un’altra mistificazione perché vi è un precedente poi stranamente scomparso. La manifestazione era stata indetta per gli ultimi fatti accaduti a Brescia e per gli altri in sede nazionale ad opera di quella – ricordo a memoria -«banda di delinquenti comuni autodefinitasi Brigate rosse». La notte tra il 27 ed il 28 febbraio i carabinieri avevano in corso – io lo sapevo – una vasta operazione; venne arrestato il famoso colonnello Maurizio; è quello di cui l’Unità, Enzo Passanisi e Nozza, scrivevano: il colonnello Ferrari Maurizio di rosso ha soltanto i capelli che sono rossissimi: per il resto è fascista. «l’Avanti», Marcella Andreoli; su un altro giornale, un certo Obici, dice: «Ormai anche il popolo sa che le Brigate rosse sono nere».

PRESIDENTE. E invece non era vero, errore storico della sinistra. Su questo non c’è dubbio. Però Silvio Ferrari saltò in aria su una lambretta.

ARCAI. Quello era nero. Nei diversi processi che ho fatto ho visto stranamente che frange sotterranee di rossi si univano a frange sotterranee di neri.

PRESIDENTE. Questo è credibile.

ARCAI. Cioèc’era una politica che indubbiamente non veniva pensata da questi ragazzi, essi non erano all’altezza. Era una politica manovrata, appunto, dagli opposti estremismi.

PRESIDENTE. Su questo concordo, è un giudizio storico su cui chiunque si avvicina sgombro da pregiudizi di parte non può che convenire.

FRAGALA’. Una puntualizzazione. A me risulta che quella manifestazione sindacale aveva anche e soprattutto come oggetto la protesta contro la banda di delinquenti detta Brigate rosse che in verità sono nere e sono dei fascisti: quindi era una manifestazione antifascista contro le Brigate rosse.

ARCAI. C’era l’equivoco.

FRAGALA’. Lo so che c’era l’equivoco, so dell’articolo di Andreoli su «l’Avanti» e del commento su «l’Unità». Ora c’è un problema. In piazza della Loggia vengono scattate una serie di fotografie. In una di queste viene riconosciuto Renato Curcio. Non so se lei o un altro magistrato cercate di far identificare questo soggetto che pare essere Renato Curcio dai carabinieri. I carabinieri prima riconoscono e poi dicono che la foto non è di Renato Curcio. La foto viene mandata a un certo punto al giudice istruttore di Torino, Caselli, e anche a Violante. Da Torino arriva la conferma: il personaggio ritratto nella foto scattata durante la manifestazione anti-Brigate rosse, antifascista ma anti-Brigate rosse, è Renato Curcio. Lei può dire alla Commissione se è vero che da Torino avete avuto conferma da parte del giudice Caselli e del giudice Violante che quel personaggio era Renato Curcio?

ARCAI. Per averla vissuta in prima persona questa vicenda la conosco in modo completamente diverso. Ricordo che questa fotografia mi fu mostrata da Delfino, ma allora Renato Curcio non lo conoscevo. «Era presente in piazza della Loggia. E allora? Che cosa ha fatto?». Questo fu il mio discorso con Delfino: «Era presente? E allora indagate. Ha fatto o non ha fatto?».

FRAGALA’. E’ vero che da Caselli, da Torino, avete avuto la conferma del riconoscimento?

ARCAI. No, è il contrario. Durante il dibattimento di primo grado, il presidente Allegri chiese a Delfino: «Risulta che avete fatto anche indagini sulle Brigate rosse. Come è iniziata e come è finita questa pista?». Delfino dice: «Sì, è vero, abbiamo indagato anche sulle brigate rosse, perché c’era una certa fotografia che si diceva di Renato Curcio. Sennonché poi – a memoria lo so questo – da Torino è venuta notizia che il giudice Caselli aveva negato che quella fotografia fosse di Renato Curcio. Perciò abbiamo chiuso la pista Brigate rosse».

FRAGALA’. La foto è allegata agli atti?

ARCAI. No.

FRAGALA’. E’ rimasta nelle mani di Delfino?

ARCAI. Non lo so.

PRESIDENTE. Potrei capirlo se ciò avvenisse nel 1974, ma oggi che sappiamo tutto sulle Brigate rosse, possiamo pensare che avrebbe avuto un senso che commettessero quell’attentato?

FRAGALA’. Non voglio accertare questo.

ARCAI. Ho constatato che avevano esplosivi anche loro.

FRAGALA’. Nell’immaginario collettivo la manifestazione sindacale è antifascista.

CORSINI. Non solo nell’immaginario collettivo; posso dare lettura dei volantini diffusi nell’occasione, volantini che sono pubblicati nel libro da me scritto su questa vicenda. Il CUPA, d’accordo con Cgil, Cisl, Ull, indice una manifestazione antifascista: «Ancora una volta il fascismo si manifesta nella nostra città e nella nostra provincia con i caratteri ripugnanti del terrorismo omicida, della provocazione e della violenza. Tutto ciò deve cessare! Le indagini vanno portate sino in fondo, episodi di provocazione come quello di piazza Mercato vanno stroncati sul nascere. La delinquenza nera deve essere isolata e schiacciata senza esitazione». Quindi la manifestazione viene indetta in seguito allo stillicidio di vicende che avevano insanguinato la città dal gennaio 1974 e viene convocata con una parola d’ordine evidentemente antifascista.

ARCAI. Questo era il volantino del CUPA, di Nicoletto. Poi c’è quello dei sindacati. Chi aveva voce in capitolo in quella manifestazione erano i sindacati, in prevalenza i sindacati dei professori. Questo l’ho scritto e dovreste averlo agli atti. Era pubblicato in «Brescia oggi». Si è avuta la bella idea di allegare «Brescia oggi» e il «Giornale di Brescia» precedente dove si legge della sfida (ci si riferiva al rapimento Sossi) della banda di delinquenti comuni definitasi Brigate rosse contro lo Stato. E’ scritto così.

CORSINI. E’ il sindacato stesso che denuncia: «E’ grave che si sfugga all’attentato per cause fortuite» – il riferimento è alla bomba inesplosa collocata presso la sede della Cisl – «e che si scoprano le trame nere per accidenti dovuti all’incoscienza, all’inesperienza, all’irresponsabilità».

ARCAI. Nella materia si è creata una tale confusione…

CORSINI. La federazione Cgil, Cisl, Uil proclama uno sciopero generale di quattro ore, per reagire «al clima di tensione sempre più acuta … contraddistinto oramai da numerosi episodi non solo di teppismo fascista ma di vere e proprie azioni organizzate», e per permettere insieme ai lavoratori di segnare «con la loro massiccia partecipazione… la volontà di difendere la democrazia, la Costituzione e l’uguaglianza dei cittadini». Alla denuncia del disegno delle «forze reazionarie» miranti «alla distruzione dello Stato» e ad imporre «un regime autoritario» si accompagna così, nella mozione conclusiva approvata dalle organizzazioni sindacali e dal CUPA, una denuncia speculare della trama eversiva sviluppata da «una banda di delinquenti comuni denominatasi Brigate rosse».

FRAGALA’. Dottor Arcai…

ARCAI. Allora, quando lessi questa dichiarazione di Delfino presi il treno e andai a Torino da Caselli. «Leggi qui, la foto comparsa sul quotidiano: questo chi è? Questo è Renato Curcio. Come mai hai dichiarato che non era Renato Curcio?». Caselli andò su tutte le furie e insieme ci recammo da Bruno Caccia (che poi fu ucciso). Gli spiegammo il caso ed egli la giudicò una cosa enorme dicendo a Caselli che era stato tratto in inganno. Agli atti dell’indagine c’è la lettera che Caselli scrisse ad Allegri in presenza mia e di Bruno Caccia. Successivamente Curcio l’ho avuto in dibattimento e ho verificato che era lui, Renato Curcio lo conoscevano anche i bambini dell’asilo.

FRAGALA’. E quindi Curcio è stato fotografato la mattina del 28 maggio 1974 in piazza della Loggia?

ARCAI. No.

FRAGALA’. Allora quale fotografia è stata scattata?

ARCAI. E chi lo sa?

FRAGALA’. Anche quello è un altro depistaggio, un altro imbroglio.

PRESIDENTE. Direi che questa Commissione commetterebbe un grave errore se facesse oggi cassa di risonanza ad antichi e puerili depistaggi.

ARCAI. Ma continuano perché se sento che Buzzi è il referente della Cia a Brescia, mi ribello. Con Buzzi ho parlato ma quando una persona con un minimo di giudizio parlava con Buzzi era ineluttabile che dopo qualche minuto si accorgesse che era un matto. Vorrei identificare quel dirigente della Cia che avrebbe nominato il Buzzi suo referente a Brescia: sarebbe da mettere in manicomio anche lui!

FRAGALA’. Dottor Arcai, è vero che a lei è stato richiesto da un certo Adelino Ruggeri, un esponente massone di Brescia, di aderire alla Loggia massonica Zanardelli di Brescia di cui faceva parte l’avvocato Loda, poi diventato parlamentare del Partito comunista italiano?

ARCAI. Mi faccia ricordare: nel mese di giugno venne da me un signore che si qualificò come maestro venerabile della Loggia massonica Zanardelli di Brescia e mi invitò ad aderire ad una Loggia massonica che avrei deciso in seguito. Molto tempo dopo capii il riferimento alla P2, allora non si sapeva nulla se non poche notizie. Io gli dissi brutalmente: non mi interessa, non sono neanche iscritto alla Associazione magistrati, da quando è stata politicizzata non ho rinnovato l’iscrizione, non sono neanche iscritto all’Associazione d’Arma e lei mi invita domani a venire nella sua chiesa…

FRAGALA’. Nella sua Loggia.

ARCAI. … ma neanche per sogno! Non solo: due o tre settimane dopo spiccai un mandato di cattura contro questo signore.

FRAGALA’. E per quale reato?

ARCAI. Con Fumagalli, era l’amico del generale Nardella, era amico di Piccone Chiodo, aveva trafficato con Fumagalli. Devo dire però che poi nel dibattimento passò per insufficienza di prove. Gli indizi c’erano perché quest’uomo si era dato da fare: era andato a San Remo dove Fumagalli teneva nascosto il generale Nardella, doveva interessarsi per trovare il compagno di corso del generale Nardella per far espatriare il generale Nardella in Olanda, se ben ricordo. Quel compagno di corso era Palumbo. Io lo accertai al Sid a Roma chiedendo tutti gli annuari dell’Accademia; trovammo che Nardella e Palumbo avevano fatto lo stesso corso. Io ho tuttora le carte che Adelino Ruggeri mi aveva dato per invogliarmi ad iscrivermi alla Loggia massonica. Ho visto che nella stessa Loggia c’erano diversi avvocati bresciani, ottime persone, tra le quali l’avvocato Loda che era «in sonno». Nel gergo massonico «essere in sonno» non significa non essere più massone: massone si è e massone si muore. A me è risultato anche che l’avvocato Loda era iscritto anche alla P2.

CORSINI. Su questo problema è uscito un libro di Silvano Danesi che ha fatto chiarezza: non è la P2 di Licio Gelli. Non si possono fare illazioni gratuite. La figura dell’onorevole Francesco Loda va rispettata.

ARCAIE’ un’altra P2?

PRESIDENTE. Non ci allontaniamo dall’argomento.

FRAGALA’. L’avvocato Loda è stato difensore…

ARCAI. … l’avvocato Loda è morto pochi giorni fa…

FRAGALA’. …difensore di parte civile, insieme all’onorevole Martinazzoli nel processo della strage di Brescia. Adesso, siccome lei ha parlato del problema di Buzzi e ne ha parlato anche il collega Corsini, c’è un’indicazione che vuole che sul direttore del quinto ufficio del Ministero di grazia e giustizia – l’ufficio che si occupa degli istituti penitenziari – per sollecitare il trasferimento da Brescia a Novara, il direttore che si chiamava…

ARCAI. Gerolamo Minervini. A me pare, non vorrei sbagliare, che fu ucciso dalle Brigate rosse in quei giorni. Fu deciso da un altro. Io che conoscevo i problemi di Buzzi, affidatomi dal padre, lo affidavo a Gerolamo Minervini che era figlio del questore di Brescia postliberazione, mio carissimo amico e lui faceva quello che poteva. Nel frattempo, due giorni dopo questa telefonata Gerolamo Minervini fu ucciso in tram qui a Roma. Quindi è successo qualcosa.

PRESIDENTE. Si chiamava Sisti, probabilmente.

ARCAI. Mi pare di sì. Non avevo alcuna relazione, alcun rapporto con lui, per me fu una sorpresa anche questa.

FRAGALA’. C’è un’indicazione che vuole – lei ne ha parlato – che siano stati ambienti dell’allora Partito comunista a chiedere e ad imporre il trasferimento di Buzzi da Brescia a Novara. Pare che in questa…

CORSINI. Queste sono fantasie.

PRESIDENTE. Ne ha parlato il dottor Arcai.

FRAGALA’. Anche l’onorevole Corsini ne ha parlato.

ARCAI. La sentenza d’appello di Brescia, scritta, se ben ricordo, dal consigliere relatore ed estensore Ferrante lo dice apertis verbis. Per conto mio so un’altra versione che è quella che conosco di fatto.

PRESIDENTE. Qual è?

ARCAI. Sono cose penose.

FRAGALA’. Le può dire.

ARCAI. Come ho già accennato, Buzzi nel carcere di Brescia era il legale di tutti.

FRAGALA’. Era trattato bene, conosceva tutti.

ARCAI. Era trattato bene, scriveva le istanze, si faceva pagare dalle dieci, alle venti, trenta mila lire, non ricordo bene, però curava una cosa in particolare. Quando sapeva (e lo sapeva sempre) che il giudice Vino o il dottor Trovato sarebbero venuti in carcere – c’era allora una certa libertà di passaggio da un settore all’altro nelle carceri durante il giorno, per la socializzazione – Buzzi faceva in modo di trovarsi sulle tracce di Vino o di Trovato e li salutava in questo modo: buongiorno, collega imputato. Normalmente. Era diventata la favola del carcere: il Buzzi che salutava in questo modo. Perché? C’era una ragione. Avevo querelato Buzzi, Bonatti e Angelino Papa e il processo pendeva a Venezia, ove pendeva altra querela da me fatta contro Vino e Trovato perché avevo scoperto che dicevano agli avvocati di certi imputati: dite ai vostri clienti, che finora negano, che prima o poi il grande protettore della strage, o meglio il figlio del grande protettore, verrà messo dentro e allora si scioglierà anche la vostra lingua. Io l’ho saputo, ho avanzato una querela, la Cassazione ha mandato anche questa a Venezia. A Venezia ho fatto una cosa di cui forse adesso, in vecchiaia, mi pento: ho fatto in modo che i due processi venissero abbinati a dibattimento, di modo da trovare Vino in mezzo a Ombretta, Giacomazzi e Angelino Papa e Trovato in mezzo a Buzzi e compagni. Fu veramente abbinato, e quindi erano coimputati nello stesso processo e si trovavano sullo stesso banco degli imputati. Poi intervennero altri colleghi che mi convinsero dicendo: in fin dei conti ormai tuo figlio è stato assolto, hai distrutto tutto; e allora su richiesta di Corigliano, l’allora Procuratore della Repubblica, del dottor Lisciotto (entrambi si misero in mezzo) e altri colleghi, ritirai la querela sia per Buzzi e compagni che per loro, non esigendo niente da Buzzi e dagli altri, esigendo però da loro il pagamento delle spese processuali, cosa che avvenne. Loro pagarono le spese processuali all’avvocato Secchi ed io ritirai la querela. Tuttavia nella mente di Buzzi, mente di bambino vendicativo, il suo gusto era quello. A me era stato detto dello scempio anche della figura del magistrato che appunto si faceva in carcere quando lui, Buzzi, li salutava «buongiorno, collega imputato»-, ed era vero, non potevano fargli niente se non trasferirlo. Questa è la storia come la so io. E fu trasferito.

FRAGALA’. Fu trasferito allora su input di questi due magistrati?

ARCAI. Non lo so.

PRESIDENTE. Da quanto ho capito, secondo il dottor Arcai, per eliminare questa situazione di oggettivo imbarazzo…

ARCAI. Era bestiale; se io fossi stato Vino avrei preso a calci Buzzi o mi sarei dato da fare per non trovarmelo più tra i piedi. E’ umano. Loro, anche ammesso che fossero loro, come potevano andare ad immaginare che a Novara ci sarebbe stato Concutelli; è un po’ romanzata la faccenda. La verità è che Tuti, se ben ricordo, aveva già avuto rapporti con il Buzzi e non lo aveva ben definito nel carcere di Volterra: o Concutelli o Tuti, erano stati insieme e non c’era un buon ricordo. Se lo sono trovato lì, preceduto da una fama divulgata sulla stampa ed accertata in dibattimento di confidente declamata dal maresciallo Arli: lo hanno ammazzato.

PRESIDENTE. E lo strozzano con un laccio da scarpe. Quindi lei ritiene che il trasferimento di Buzzi sia stato tutto sommato casuale e che l’uccisione di Buzzi da parte di Tuti e Concutelli era soltanto dovuta al fatto che lui aveva questo marchio di infame perché confidente dei carabinieri.

ARCAI. Ne avevano già ucciso un altro, non mi ricordo chi, sempre per la stessa ragione. Era una regola delle carceri; non dobbiamo meravigliarci, accade tutti i giorni. Io li ho chiamati gli scannatori di Stato: sono stato giudice di sorveglianza per dodici anni e ne ho viste.

FRAGALA’. Sì, però questo è stato l’unico imputato in un processo di matrice politica che è stato ucciso in un carcere, e il carcere di Novara era già allora un carcere di massima sicurezza in cui il Ministero e l’ufficio quinto del Ministero sapevano che vi erano reclusi non soltanto Concutelli e Tuti, ma terroristi di tutte le aree politiche.

ARCAI. Io penso lo sapesse Gerolamo Minervini, ma per telefono non è che mi abbia detto niente. Minervini aveva promesso che sarebbe restato a Brescia; di lì a qualche settimana, un mese o due, doveva tenersi il processo di appello, ma il processo d’appello non era più un problema per Buzzi, a quanto diceva il suo avvocato, lo scriveva…

FRAGALA’. Allora, Presidente, non ho nessun’altra domanda, però chiedo che agli atti della Commissione venga allegata la fotocopia di questa informativa del Sismi sulla intercettazione telefonica che interessa la signora Margherita Ragnoli e chiedo che venga richiesta la bobina telefonica di tale intercettazione che è depositata nell’ultimo processo d’appello della strage di piazza della Loggia.

ARCAI. Ma esiste?

FRAGALA’. Sì, la bobina c’è.

ARCAI. Speriamo.

FRAGALA’. C’è intanto l’informativa.

ARCAI. C’era un’altra donna, Maria, Maria la pazza, c’era un’altra matta da legare…

PRESIDENTE. Vediamo questa informativa.

ARCAI. L’ho sentito da lei questo, in questa forma non mi risultava.

FRAGALA’. Perché c’è qualche verità che ancora deve venire fuori, dottor Arcai. Non tutto è disvelato.

PRESIDENTE. Quindi lei non sta esibendo l’informativa del Sismi, sta esibendo una lettera in cui si dà notizia di un’informativa del Sismi.

FRAGALA’. Ma è una lettera del Sismi. L’informativa sarebbe anonima, signor Presidente.

PRESIDENTE. Non ho capito, pensavo che lei stesse esibendo l’informativa.

FRAGALA’. Questo è il documento ufficiale che riguarda l’informativa; l’informativa sarebbe un foglio di carta senza firma.

PRESIDENTE. Che cosa le dà la certezza che c’è la registrazione che noi dovremmo acquisire?

FRAGALA’. Io ho saputo che c’è l’intercettazione e voglio verificare se…

PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Fragalà, nel documento che lei ha presentato si legge: «Dal documento si rileva che una tale “Margherita” da identificarsi in Ragnoli Margherita, nata a Buenos Aires il 26 aprile 1923, co-segretario dell’associazione Italia-Cuba di Brescia, in data 29 maggio 1974, nel corso di una conversazione telefonica interurbana, avrebbe detto che dell’attentato di piazza della Loggia (28 maggio 1974) “se ne era parlato fin dalla sera precedente” il giorno in cui si è verificato, soggiungendo di essere subito accorsa in piazza della Loggia in quanto le era stato riferito che uno dei morti apparteneva all’associazione “Italia-Cuba”, notizia risultata poi infondata. Dalla documentazione in atti relativa alla strage di Brescia non risulta che della notizia siano stati informati a suo tempo, organi e/o autorità esterni al Sid, né al riguardo sono disponibili ulteriori elementi di valutazione. Quanto sopra segnalato ai sensi dell’articolo 9, terzo comma, della legge n. 801 del 1977». Da che cosa risulta che esiste la registrazione?

FRAGALA’. Ho avuto notizia che assieme a questo atto formale dovrebbe esservi la bobina relativa all’intercettazione telefonica e tuttavia è necessario verificare questa informazione.

PRESIDENTE. Ovviamente se debbo effettuare un ordine di acquisizione è necessario avere naturalmente la certezza che la bobina esiste e dal documento in nostro possesso mi sembrerebbe di capire che la bobina non ci sia. Quindi a chi dovremmo chiederla onorevole Fragalà?

FRAGALA’. A mio avviso dovremmo richiederla all’archivio della Corte d’appello che per ultima si è occupata del processo, mi sembra che sia la Corte di appello di Venezia. Chiedo inoltre che venga richiesta al Sismi una copia dell’informativa in originale e altresì la copia della bobina dell’intercettazione telefonica, ove esistente.

PRESIDENTE. Ho l’impressione che non si tratti della Corte di appello di Venezia, ma di quella di Brescia.

FRAGALA’. A mio parere ci sono elementi bastevoli per rintracciare quanto da me richiesto.

PRESIDENTE. Ribadisco che si dovrebbe trattare del tribunale di Brescia perché il processo contro Ferri e Stefanov si chiuse con una sentenza firmata dal presidente Carlo Ferrante il 10 marzo 1989 proprio a Brescia. Invece il processo di Venezia chiude l’altra tranche processuale del 1985.

Ringrazio il dottor Arcai per la disponibilità dimostrata in questa lunghissima audizione e dichiaro chiusa l’audizione.

Comunico che per domani è previsto l’Ufficio di Presidenza nel corso del quale fisseremo le date delle altre audizioni ricordo che è già stata deliberata l’audizione del capitano Delfino che a questo punto mi sembra ovvia ed urgente, inoltre decideremo quali altri atti istruttori procedere.

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