“Italicus un’altra gazzarra fascista blocca il processo”

Quarta udienza dedicata a Tuti e per la prima volta, dopo tante ore, il geometra assassino di Empoli, abbandonando il tono salottiero con cui fin qui aveva risposto a ogni domanda, perde la pazienza, si alza in piedi e urla ingiurie. «Scemo! Scemo!», ha gridato all’indirizzo dell’avvocato Roberto Montorzi, di parte civile, il quale aveva avuto l’«ardire» di mettere in dubbio le affermazioni dell’imputato sull’alibi per i giorni dal 3 all’8 agosto 1974, quando Tuti — per «bramosia della moto», così si giustificò, si assentò dal lavoro.

Nessuno ha richiamato all’ordine Tuti e nessuno, poco dopo, ha richiamato all’ordine Luciano Franci quando, tornato in aula dopo aver disertato numerose udienze, ha presentato una specie dì denuncia contro il PM reo di aver accusato della strage dell’Italicus il fronte nazionale rivoluzionario (invenzione di Franci, dicono ora gli imputati) e non, invece Ordine nero, un volantino del quale aveva rivendicato l’attentato. Il PM ha colto nelle parole di Franci la possibilità di una clamorosa rivelazione e gli ha chiesto: «Ci vuol dire allora che è stato Ordine nero a compiere la strage?». Franci, urlando, ha risposto: «Ce lo deve dire lei, qui le domande le faccio io e allora le chiedo; perché non ha unificato i processi su Ordine nero e strage?». Quando il PM Luigi Persico ha tentato di sapere di più dì ciò che voleva dire Franci, il presidente Negri Di Montenegro , rivolto al PM, ha detto: «Basta!» e ha tolto la seduta.

Tuti, come detto, è scattato violentemente appena gli sono state fatte domande proprio sull’Italicus. E pensare che pochi minuti prima si era lamentato delle argomentazioni della parte civile, nessuna delle quali — aveva affermato — era attinente al processo in corso.

Per Tuti, d’altra parte, nulla è attinente. Vuol dimostrare di essere sempre stato un isolato. Dice di non aver preso parte a nessuna associazione, ad alcun gruppo, gratifica ancora Clemente Graziani coll’appellativo non affettuoso di «bischero» e tuttavia non sa spiegare alcune circostanze interessanti. Conosceva Clemente Oraziani, leader di Ordine nuovo? Non lo conosceva. Eppure nella sua agenda c’era il numero di una casella postale romana intestata a Graziani. «Scrivevo lì per aver le pubblicazioni di Ordine nuovo, ma non sapevo chi ne fosse titolare», ha risposto. Tuti conosceva bene (e lo ha ammesso) Marco Affatigato,  questo strano personaggio un po’ terrorista e un po’ agente segreto. Nell’ottobre del ‘76, Marco Affatigato (il cui nome è corso anche per la tragedia del DC9 Itavia precipitato in mare nel giugno ’80 e per la successiva strage della stazione) confessò al giudice Vigna di Firenze, che lo interrogava in merito al delitto Occorsio, di avere incontrato nell’autunno del 72 un inviato della massoneria, che aveva già preso contatti con il vertice del “movimento”. A lui e al camerata Mauro Tornei, altro amico di Tuti, il misterioso emissario massone disse che era pronto a sovvenzionare l’organizzazione di gruppi armati.

Gian Pietro Testa – L’Unità 16 .12.1981