Federigo Mannucci Benincasa – Verbale 20.2.1982

Preliminarmente rendiamo edotto il teste che stiamo procedendo ad indagini concernenti il delitto di cui all’ articolo 285 cp (attentato al treno Italicus del 04.08.74) e che pertanto in forza all’ articolo 12 ultimo capoverso legge 771024 nr 803 di riforma dei servizi informativi e di sicurezza non puo’ essere sottoposto il segreto di stato sui fatti per cui vi e’ indagine.

– per quanto mi (1) consta personalmente nel 1974 (anno in cui gia’ da tempo ero attuale funzione) il nostro ufficio non ebbe occasione di ricevere richiesta di una indagine informativa completa sul movimento ordinovista in Toscana e in particolare nella provincia di Arezzo. Tuttavia ci si pote’ occupare di informazioni singole su singole persone, riscontri, accertamenti che risulteranno documentati negli atti di ufficio.

Escludo che il nostro ufficio allora, nel 1974, ricevesse, intendo nella prima meta’ dell’ anno 1974, una segnalazione, informazione, richiesta tale da disporre indagini sui nomi di franci luciano, Malentacchi Piero, Batani massimo e Cauchi Augusto. Escludo nel modo piu’ assoluto che organi dell’ arma mi che dessero o per iscritto o per telefono o di persona emergenze particolari di detti individui (2) .

– Questa mia affermazione vale per tutto l’ anno 1974 e seguenti della vicenda tra il generale bittoni e l’ ammiraglio Birindelli io ho appreso dai giornali quindici giorni fa, quando e’ emerso nel processo di Bologna.

Ricordo che il nostro primo interesse per il Batani derivo’ nel maggio 1974 quando i giornali riferirono che l’ AG di Perugia si interessava ad una recluta originaria di Arezzo per il fatto di Moiano, in merito all’ alibi della caserma, di cui ancora oggi non se l’ alibi fu chiarito. Ricordo che entravano nella vicenda anche due altri soldati certo Balistreri (3) di cui ora lei fa il nome e certo Brogi.

– Quanto da me riferito vale anche per il periodo successivo all’ Italicus, cioe’ dopo il 4 agosto 1974 che nessuno ci attivo’ con una specifica segnalazione che ci fossero dei nomi indicati come quelli di presunti responsabili di detto attentato.

Fu dopo l’ attentato di Terontola dei primi del 75 che io, confrontando le modalita’ tecniche dei vari attentati sulla Firenze Roma e la ripetizione dell’ obbiettivo che ritenni di sensibilizzare anche i miei dipendenti per evidenziare elementi di connessione tra i vari episodi.

– Nessuno ci segnalo’ , dopo l’ Italicus, che il Franci lavorava alla stazione ferroviaria di Firenze Santa maria novella.

-Prendo atto che mi rendete edotto che l’ ammiragli Casardi nella sua veste di capo del servizio e autorita’ nazionale di sicurezza certificava che il Cauchi augusto nel 1974 aveva avuto contatto telefonico con il nostro ufficio e ritengo di potere chiarire che la comunicazione del capo servizio dovrebbe ripetere in realta’ una nostra attestazione. Preciso il fatto: nell’ ambito degli accertamenti sul gruppo di cui poteva avere fatto parte il Batani riuscii a stabilire personalmente un contatto con il Cauchi in Firenze. Nel nostro incontro in Firenze il Cauchi avvallo’ l’ alibi del Batani, di cui affermo’ l’ estraneita’ per il fatto di Moiano.

Il Cauchi, circa il gruppo ordine nero, affermava poi che esistevano degli ex appartenenti di ordine nuovo che pensavano di riorganizzarsi, di non disperdersi, che pero’ lui li considerava gente di nessun conto, un fenomeno irrilevante e comunque contrario alla sua posizione. Il Cauchi riaffermava di essere a tutti gli effetti dentro al Msi e di essere rientrato nella linea politica del partito. Si dissociava dall’ estremismo di destra. Ritengo che i miei incontri personali col Cauchi fossero due, cercati da lui.

Nel secondo incontro mi riferi’ di avere subito perquisizione per l’ omicidio di un giovane di Cortona, Gorgai Donello, come ora lei mi specifica. Non sono in grado di ricordare se il Cauchi ammettesse che il Franci e il Malentacchi erano suoi amici o membri del gruppo. Parlando degli ex ordinovisti parlava di individui di Perugia o Roma. Non fece nomi specifici e non indico’ i fratelli Castori. Del Brogi disse che oltre ad essere ladro, era un “balordo” . Costui era andato in giro per le federazioni Msi anche della Emilia, dormendoci dentro, chiedendo soldi per fare servizi. E disse che nelle stesse federazioni dove aveva soggiornato il Brogi erano poi scoppiati dei “casini” tanto che lui poi si era preoccupato di informare le federazioni del partito che il Brogi era sospetto come provocatore.

– per quanto ricordo i miei incontri col Cauchi avvenivano prima dell’ attentato all’ Italicus. Quando nel gennaio 1975, dopo il 23 se non erro, il gruppo di Arezzo ando’ sotto pressione con l’ arresto del Franci e del Malentacchi, cercai, anzi sperai che il Cauchi si facesse vivo. Una sera sul tardi il Cauchi cerco’ il contatto telefonico con me e disse che ritelefonava da li’ a breve. Gli feci dire di lasciare un numero di telefono e infatti lascio’ un numero che corrispondeva ad un telefono (5) dentro le ferrovie di Milano. Lo richiamai li’ e lui mi disse che lo stavano puntando, ma che lui non c’ entrava niente e cercavano di coinvolgerlo. Mi chiese se io potevo metterlo in contatto con l’ AG, intuitivamente di Arezzo. Gli consigliai di mettersi in contatto con l’ AG per chiarire la sua estraneita’, mi annuncio’ che l’ avrebbe fatto ci accordammo per una sua telefonata l’ indomani (6) .Io personalmente mi recai ad Arezzo per incontrai in carcere non avendolo trovato in ufficio, il dr Marsili (7) , al quale dissi di questa possibilita’, che il Cauchi cercava mio tramite un contatto per dimostrare la sua estraneita’ . Il dr Marsili si dimostro’ felicissimo della prospettiva, e mi autorizzo’ a combinare l’ incontro, che invece poi non avvenne, perche’ il Cauchi non si fece piu’ trovare (8) .
Il Cauchi aveva la sola preoccupazione di parlare col magistrato con un magistrato, senza specificare il nome del Marsili, e nulla di diverso prometteva. Non ne ho piu’ saputo nulla.

– Ritengo che il maresciallo Castelli neanche ora sappia di questo mio contatto col Cauchi.

– Per quanto concerne la posizione del noto Gelli, posso dire che dopo un certo tempo che ero arrivato al mio ufficio, sulla base di precedenti d’ archivio, mi feci l’ impressione che detto personaggio fosse assai meno affidabile di quanto l’ opinione comune volesse far apparire. Mi risulto’ presto che il tenente colonnello Mazzei, comandante del gruppo di Arezzo, vantava la di lui amicizia. Si verifico’ un episodio, proprio col maresciallo Castelli, da me mandato in epoca precedente a raccogliere semplici risultanze anagrafiche sul Gelli. Il Mazzei per telefono mi fece una forte rimostranza, sul rilievo che il mio dipendente non si era presentato da lui prima di chiedere le notizie, come in realta’ la prassi vuole.
Pero’ le rimostranze del Mazzei erano in realta’ sproporzionate e non mancai di farglielo notare, pur essendo io in quel tempo soltanto capitano. Un’ altra rimostranza il Mazzei me la fece circa un dipendente suo che voleva passare al servizio, insomma ricavai l’ impressione che il Mazzei mi giudicasse un poco prevenuto nei suoi confronti. O meglio sentivo che esso Mazzei appariva prevenuto nei miei confronti, ma era solo una impressione.

– ritengo di non avere avuto mai contatto diretto col tenente colonnello Tuminello, quando questi era comandante del gruppo di Arezzo. Nessun incidente e’ avvenuto tra me e Tuminello, del tipo di quelli avvenuti col Mazzei. Prendo atto che atteso che sono le ore 12,00 la mia audizione viene sospesa e riprenderà in data da stabilirsi. Prendo atto che mi viene consegnato un esemplare di decreto di atti da rimettere con urgenza al direttore del servizio.Il teste al termine della lettura fa le seguenti modifiche e specificazione (i tratti sottolineati sono sostituiti dai seguenti) :

(1) possa ricordare al momento;

(2) oltre quanto emergeva, via via, dalle segnalazioni per altro discontinue degli atti di PG;

(3) mi sembra;

(4) ancor di piu’ ;

(5) pubblico o presso telefono pubblico;

(6) a distanza di almeno un giorno;

(7) che conobbi in quella circostanza;

(8) sentire telefonicamente ne’ in altra maniera.

Letto confermato e sottoscritto

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