Fausto Baldi – avvocatura dello Stato – 1990

3.1.5. — L’attentato di Terontola del 6.1.1975 — L’omesso esame di punti decisivi e l’illogicità della motivazione.

Illuminante e significativa è anche la vicenda relativa all’attentato stragista commesso lungo la linea ferroviaria nei pressi di Terontola il 6.1.1975, per il quale sono stati condannati con sentenza passata in giudicato Franci e Tuti.

Si è già sopra accennato come quell’attentato che, nelle intenzioni degli autori doveva provocare un massacro, per pure circostanze fortuite non causò vittime.

Gli atti di quel procedimento e quelli relativi alla strage del 4.8.1974 al treno Italicus, acquisiti al presente giudizio, hanno consentito l’accertamento di fatti di straordinaria importanza.

Non interessa ai fini delle considerazioni che si vengono a svolgere, la responsabilità o meno di Franci e Tuti per la strage dell’Italicus, con alterne pronunce, talora ammessa e talaltra negata ad ancora sub indice.

Quel che rileva sono le sole singolari circostanze di fatto accertate in maniera assolutamente certa in quel procedimento.

Tra l’altro, è stato accertato che più volte Mario Franci ed il suo gruppo era stato denunciato alla Questura di Arezzo ed ai carabinieri di quella città, perché ritenuto un pericoloso terrorista in quanto “maneggiava” esplosivo di cui disponeva in rilevanti quantità.

In particolare è risultato che la moglie del Franci ed una sua vicina di casa, avevano segnalato alla squadra politica di Arezzo, (con denuncia scritta) che il rispettivo marito e vicino “fabbricava ordigni esplosivi in casa”.

Laddove successive esigenze istruttorie relative al procedimento per la strage del 4.8.1974 comportarono la necessità di verificare quali ed, in quel momento, e quale esito avessero sortito gli eventuali accertamenti svolti dalla Questura o dai Carabinieri di Arezzo (occorreva controllare l’esattezza dei ricordi del Gen. Bittoni) nei confronti del Franci, si provvide ad acquisire l’intero incartamento delle forze di polizia. Si accertò, così, che agli atti della Questura di Arezzo esisteva solo la denuncia presentata nel 1973 dalla moglie e dalla vicina di casa del Franci ed il relativo verbale di deposito, stilato dal M.llo della Scientifica che, riportava anche la personale valutazione del compilatore il quale, dalla descrizione ricevuta dalle due donne, segnalava la pericolosità degli ordigni e sottolineava il fatto che il denunciato li fabbricasse in casa.

Con una certa sorpresa si constatava però che la denuncia non aveva sortito alcun seguito; non era stata eseguita una perquisizione domiciliare, né si era convocato l’interessato, né infine, erano state comunque assunte informazioni.

Chiesti i dovuti chiarimenti ai responsabili della Questura di Arezzo, si apprese che l’inazione non fu causata da dimenticanza o da troppo lavoro, bensì fu la consapevole determinazione assunta dopo aver pensato che, trattandosi di ordigni comunque fabbricati in casa dallo stesso artificiere, gli stessi non dovevano essere pericolosi: “Pensammo che si trattasse di bombe carta” è stata la sconcertante risposta fornita dal comandante della Squadra politica.

Nessuna indagine o controllo né precedenti, né successivi risultavano essere stati eseguiti fino alla data di metà gennaio ’75 nei confronti del Franci da parte della Questura di Arezzo.

Si accertava inoltre che nell’estate del 1974 si era recato dai Carabinieri di Arezzo un loro confidente, tale Maurizio Del Dottore; inserito nel medesimo gruppo eversivo del Franci, il quale aveva segnalato che costui disponeva di esplosivo in certa quantità.

Di più ancora, subito dopo la strage del 4.8.1974, il Del Dottore era tornato dai Carabinieri di Arezzo e si era detto preoccupato degli attentati che erano stati eseguiti alle linee ferroviarie, in quanto riteneva che responsabili di questi delitti fossero Franci e gli altri suoi camerati. Aggiungeva in quell’occasione il Del Dottore che egli era a conoscenza del deposito nel quale Franci e soci custodivano l’esplosivo da loro utilizzato per compiere quegli attentati.

Il 7.8.1974, pertanto, il Maresciallo Cherubini si recava con il Del Dottore in località dell’Alpe di Poti, ove effettivamente veniva rinvenuta una certa quantità d’esplosivo.

Sequestrato il materiale, veniva redatto in data 10.8.1974 il relativo rapporto giudiziario a carico di ignoti, che era inoltrato alla Procura della Repubblica di Arezzo. L’esplosivo veniva però distrutto; dirà, poi, il M.llo Cherubini di non ricordarsi perché si fece brillare l’esplosivo se perché loro non disponevano di un luogo dove custodirlo, o se forse perché ciò era stato ordinato dalla Procura della Repubblica.

Di fatto, però né quel rapporto venne mai inviato all’A.G. che indagava per la strage dell’Italicus (è pervenuto dall’A.G. di Firenze che si occupava di altri attentati stragisti, solo in occasione del giudizio di rinvio dopo la sentenza con la quale la Corte di Cassazione ha annullato la condanna all’ergastolo di Tuti e Franci), né i carabinieri di Arezzo compirono alcuna attività di controllo nei confronti del Franci. Il Del Dottore, esasperato e addirittura disgustato dalla scandalosa copertura assicurata al Franci ed al suo gruppo dai carabinieri di Arezzo si era “sfogato” verso la fine del 1974 con il M.llo Proietti della Polizia Stradale di Arezzo. Quest’ultimo a sua volta aveva inoltrato un’allarmata segnalazione ai colleghi della Squadra Politica, gli stessi che già sapevano che Franci fabbricava “pericolosi ordigni”, ovvero “bombe di carta” in casa. Ma ancora una volta non si fece assolutamente nulla nei confronti del Franci, neppure un semplice controllo sulla sua utenza telefonica.

Fu solo dopo l’attentato di Terontola del 6.1.1975, e più precisamente quando il Del Dottore tomo alla carica con la Questura di Arezzo affermando che Franci e Tuti stavano per compiere un altro attentato contro la Camera di Commercio di Arezzo, che finalmente verso il 20 gennaio scattò un’operazione di controllo verso costui. Fu così che Franci venne colto con le mani nel sacco, nel mentre stava prelevando esplosivo da un deposito segnalato dal Del Dottore, e Tuti si sottrasse agli accertamenti uccidendo due poliziotti ad Empoli, nel mentre i Servizi Informativi facevano fuggire Augusto Cauchi (cfr. quanto sopra illustrato sub 1.8.6), il quale, all’evidenza, apparteneva ad un livello superiore.

Di straordinaria importanza è il fatto che per la strage di Terontola, dopo che l’attentato era stato eseguito e non aveva provocato vittime, non fu attuata alcuna copertura.

Nel mentre prima che l’attentato fosse stato eseguito, quando era peraltro già agevolmente possibile intervenire con l’aiuto del medesimo informatore, attivato solo quando i terroristi stavano volgendo le loro attenzioni alla Camera di Commercio di Arezzo, nulla era stato fatto.

Avvocato Fausto Baldi

IMPUGNAZIONE PROPOSTA NELL’INTERESSE DELLE PARTI CIVILI  AVVERSO LA SENTENZA DIBATTIMENTALE 18 LUGLIO 1990

DELLA SEZ. II DELLA CORTE D’ASSISE D’APPELLO DI BOLOGNA

NEL PROCEDIMENTO PENALE CONTRADDISTINTO DAL NUMERO 32/89 REG. GEN. APP.

http://www.stragi.it/2agost80/sen01/mavv0591.htm

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