Dichiarazioni cap. Mario Santoni – sentenza G.I. Salvini 1995

Ci riferiamo alla vicenda occorsa al capitano Mario SANTONI, un onesto ufficiale in servizio presso il Raggruppamento Centri C.S. di Roma che, nel corso di un’azione informativa attinente al settore internazionale, si era trovato quasi per caso ad indagare su Licio Gelli.

Vediamo il suo racconto :

«Faccio innanzitutto presente che all’epoca [nel 1974] comandavo, quale Ufficiale dei Carabinieri, il Centro C.S.5, inquadrato nel Raggruppamento Centri C.S. di Roma, il quale si occupava delle situazioni attinenti all’Estremo Oriente e all’Albania. In tale contesto entrammo in contatto con un cittadino cambogiano, di nome Romuluc, il quale asseriva di essere a conoscenza di depositi di armi israeliani finalizzati alla difesa degli interessi israeliani nel nostro territorio. Io entrai in contatto con questo Romuluc il quale mi disse di avere già raccontato queste cose al Maggiore di P.S. di stanza a Roma, Consalvo. Questo Consalvo aveva presentato a Romuluc un tale FILIPPO dicendogli che si trattava di un elemento importante dei Servizi Segreti italiani.

Svolgemmo delle indagini sulla base dell’albergo ove Romuluc e Filippo si incontravano e identificammo questo FILIPPO in LICIO GELLI. Preciso che non riuscimmo a capire il motivo per cui CONSALVO aveva fatto questa intermediazione. Accertammo invece che questo Ufficiale aveva con GELLI un debito di 18.000.000 di lire e che quest’ultimo custodiva le cambiali firmate dall’Ufficiale.

Questo ci fu detto dallo stesso Romuluc e, come in seguito dirò, dall’avvocato DEGLI INNOCENTI. Non escludo che Consalvo credesse veramente che FILIPPO, cioè GELLI, fosse un elemento del Servizio e contasse in tal modo di sdebitarsi almeno in parte. Decidemmo quindi di approfondire la conoscenza di questo FILIPPO recandoci a Pistoia, zona in cui risultava essere conosciuto e a cui risultava collegato anche tramite la targa dell’autovettura da lui usata.

Mi recai quindi a Pistoia accompagnato da un maresciallo del mio Centro. A Pistoia, tramite il maresciallo Rossi, del locale Comando Gruppo dei Carabinieri, entrammo in contatto con un avvocato che poi seppi chiamarsi DEGLI INNOCENTI. Lo incontrammo tutti e tre in un ristorante e Degli Innnocenti ci fece un affresco della figura di GELLI. Questo Degli Innocenti mi parve una persona seria ed informata e conosceva GELLI sin dai tempi della guerra. Ci parlò del comportamento di GELLI durante la guerra e del suo “tradimento” nei confronti, in pratica, di entrambe le parti e della sua ascesa successiva, compresa un’importante commessa di materassi per la Nato, che egli aveva ottenuto tramite l’on. ANDREOTTI, quando GELLI era rappresentante della Permaflex. Ricordo che riscontrammo varie notizie forniteci dal Degli Innocenti tramite ulteriori accertamenti, ad esempio presso l’archivio dell’Arma di Frosinone in relazione all’affare Permaflex, e ne verificammo così l’attendibilità. Io trasfusi queste notizie in un rapporto e lo presentai a Roma al mio superiore diretto, colonnello MARZOLLO il quale lo presentò al capo del Reparto D, generale Maletti. Quest’ultimo andò su tutte le furie, prima con Marzollo e poi con me, e mi disse che avevamo toccato una persona sacra e molto utile per il Servizio. Mi minacciò di rimandarmi al servizio territoriale ed io da questa esperienza rimasi, sul piano professionale, alquanto sconvolto. gelli-andreotti

Oltretutto venni a sapere che prima ancora della presentazione del nostro rapporto, il tenente colonnello Tumminello, comandante del Gruppo dei Carabinieri di Arezzo, aveva già riferito a Maletti per telefono della nostra missione a Pistoia, protestando per la nostra presenza. Ciò mi fu detto dal colonnello Marzollo. Infatti Tumminello aveva notato la nostra presenza in zona quando ci eravamo fermati al Comando per le formalità relative ai fogli di viaggio. Con riferimento ai questo fogli di viaggio, il colonnello Marzollo ci consigliò anzi di non presentarli nemmeno per la relativa liquidazione per non fare arrabbiare ulteriormente Maletti.

Degli Innocenti ci riferì davvero molte notizie fra cui la frequentazione di GELLI del Centro S.I.D. di Firenze e il suo libero ingresso al Quirinale sia sotto la presidenza Gronchi sia sotto la presidenza Saragat. . . . Mi sono sempre dispiaciuto che le notizie che avevo raccolto in pratica non siano mai state utilizzate». (cfr. deposiz. Santoni, 15.9.1992, ff.1-3).

Dopo la sfuriata contro il colonnello MARZOLLO e il capitano SANTONI, il generale Maletti si era rifiutato di incamerare il rapporto su LICIO GELLI, aveva impedito la prosecuzione dell’azione informativa e aveva minacciato il capitano Santoni di rispedirlo all’Arma territoriale. Il rapporto, di cui Santoni aveva prudentemente conservato una copia, era comunque stato riposto, su disposizione del colonnello Marzollo, nel fascicolo relativo a GELLI custodito presso l’archivio del S.I.D. (cfr. deposiz. Santoni al G.I. di Venezia, 13.2.1990, vol.16, fasc.7, f.5 e al G.I. di Milano e Bologna, 6.10.1992, f.2).

Nel 1981 era poi avvenuto un fatto quantomeno singolare. Il comandante della I Divisione del S.I.S.M.I. (ex Reparto D del S.I.D.) aveva ricevuto dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sulla P2 una richiesta di fornire notizie su GELLI, l’aveva trasmessa ai Centri C.S. di Roma e il capitano Santoni aveva quindi chiesto al colonnello COGLIANDRO, allora capo del Raggruppamento Centri C.S., di acquisire la pratica GELLI.

Il capitano Santoni si era subito accorto che il suo rapporto relativo a GELLI, stilato nel 1974, era sparito. Aveva fatto presente al colonnello Cogliandro che egli ne aveva conservata una copia – prodotta dallo stesso Santoni nel corso della deposizione in data 6.10.1992 – ed allora, come d’incanto, in capo a due giorni il rapporto originale era ricomparso nel fascicolo ed era stato quindi trasmesso alla Commissione Parlamentare (cfr. deposiz. Santoni, 13.2.1990, citata, f.6).

Esaminando in quella occasione il fascicolo intestato a LICIO GELLI, il capitano Santoni aveva comunque potuto constatare “”il fatto che l’indice era stato completamente rifatto e riscritto tutto con un’unica calligrafia, cosa estremamente strana in quanto di regola ci sono diversi archivisti che provvedono alla redazione dell’indice. Questo indice, inoltre, era scritto tutto con la stessa penna”” (cfr. deposiz. 6.10.1992, citata, f.2).

Evidentemente il fascicolo era stato quindi manomesso e le carte più importanti opportunamente fatte sparire. Solo la prudenza del capitano Santoni, che aveva conservato una copia del suo rapporto, aveva consentito che almeno quel documento dovesse necessariamente ricomparire. Sempre in merito a tale vicenda, ancora un cenno merita la figura del tenente colonnello TUMMINELLO, nel 1974 comandante del Gruppo Carabinieri di Arezzo, il quale, anch’egli iscritto alla P2, avendo notato la presenza ad Arezzo e Pistoia del capitano Santoni, aveva prontamente avvisato telefonicamente il generale Maletti di tale pericolosa “intrusione”.

Poichè nei processi relativi a tale ambiente davvero tout se tien (a dispetto del luogo comune secondo cui in materia di stragi e di eversione di destra le inchieste giudiziarie non sarebbero mai riuscite a scoprire nulla), va infatti ricordato che la figura del colonnello Tumminello compare quale autore di un grave episodio di favoreggiamento e depistaggio nella sentenza-ordinanza del G.I. di Bologna relativa all’istruttoria-bis sulla strage dell’Italicus (e sulla strage di Bologna) depositata in data 3.8.1994.

Infatti il colonnello Tumminello aveva occultato ed omesso di indagare su una informativa trasmessagli nella tarda estate del 1974 dall’ammiraglio BIRINDELLI (il quale intendeva così prendere cautamente le distanze dalla componente stragista della destra) con la quale si fornivano notizie sulle responsabilità del gruppo toscano di O.N. nella strage sul treno Italicus del 4.8.1974.

Il colonnello Tumminello non aveva svolto in merito a tali notizie alcuna indagine e delle informazioni passate dall’ammiraglio Birindelli ai Carabinieri l’A.G. avrebbe avuto notizia solo alla fine del 1981, quando ormai lo spunto investigativo non poteva più essere utilmente sviluppato (cfr. pagg.46-51 della sentenza-ordinanza citata).

Nei confronti del colonnello Tumminello, il G.I. ha dovuto emettere una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, ma resta importante il fatto che un ufficiale dei Carabinieri, affiliato alla P2 e già protagonista dell’avvertimento al generale Maletti dell’azione informativa del capitano Santoni, abbia omesso di svolgere indagini sul gruppo toscano di Ordine Nuovo e cioè proprio quel gruppo cui Licio GELLI, nei primi anni ’70, era in contatto e cui aveva elargito significativi finanziamenti.

Sentenza-ordinanza G.I. Salvini 1995 pag 227-230

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in P2. Contrassegna il permalink.