Il ritrovamento dell’esplosivo del 7 agosto 1974 – estratto sentenza cassazione 1992

In particolare le parti civili pur riconoscendo la rilevanza e il ruolo assolutamente centrali della figura del Fianchini, lamentavano che i giudici di merito hanno del tutto trascurato altre risultanze processuali non meno importanti e decisive in particolare i nuovi rapporti probatori derivati da Maurizio Del Dottore e dal M.llo Franco Cherubini  gravissima prova a danno degli imputati. Il primo si era sfogato verso la fine del dicembre del ’74 con il Maresciallo della Polstrada di Arezzo (M.llo Proietti) al quale aveva confidato che il Franci era responsabile di attentati stragisti in danno delle linee ferroviarie ed era un terrorista esaltato e pericolosissimo, convinto che fossero imminenti i tempi della “presa del potere” in possesso di grandi quantità di materiale esplosivo. Il Del Dottore proprio perché il Franci era protetto dalle forze dell’ordine di Arezzo si era rivolto al M.llo Proietti che aveva fama di persona integerrima.

E quando fu commesso l’attentato ferroviario di Terontola, il Del Dottore riuscendo a cooperare con la polizia, favorì l’arresto del Franci e del Malentacchi in flagranza di reato, nel mentre il Tuti riusciva a sfuggire alla cattura dopo aver ucciso ad Empoli i due poliziotti che si erano recati presso la sua abitazione. Successive indagini avevano poi accertato che l’incontro del Del Dottore con i CC di Arezzo non era avvenuto nel novembre 1974, bensì poche ore dopo la strage dell’Italicus. Il Del Dottore sconvolto per quanto successo aveva accusato il Franci ai carabinieri di Arezzo e in maniera tutt’altro che vaga e generica, tanto che si era offerto di condurre le forze dell’ordine sul luogo ove il Franci custodiva l’esplosivo di cui si serviva per compiere gli attentati.

E il M.llo Cherubini si era recato con il Del Dottore in Alpe di Poti ove era stato rinvenuto una notevole quantità di esplosivo che però veniva fatto brillare in loco a causa della sua pericolosità e su disposizione verbale del Procuratore della Repubblica di Arezzo. Osservavano le parti civili che con la richiesta di rinnovazione del dibattimento si era chiesta l’acquisizione del rapporto del 10 agosto 1974 a firma del Cherubini sul rinvenimento del suddetto esplosivo, onde soprattutto chiarire a chi tale rapporto era stato inviato, quali iniziative erano state assunte, se erano state acquisite tracce residuate dopo il brillamento dell’esplosivo, con quali modalità erano stati custoditi eventuali reperti, se il Franci titolare del deposito dell’Alpe di Poti era stato denunciato per tale delitto e per quale motivo né i militari operanti, né la magistratura cui era pervenuta tale denuncia non aveva ritenuto di dover informare del fatto la magistratura cui era pervenuta tale denuncia, non aveva ritenuto di dover informare del fatto i magistrati che si occupavano della strage dell’Italicus. In ogni caso si era chiesto di acquisire i verbali d’esame testimoniale del Del Dottore e del M.llo Cherubini e si era invocato di dare incarico alla Digos di Firenze di trasmettere copia degli atti relativi all’identificazione dei due depositi di esplosivo esistenti nel 1974 in località Alpe di Poti dei quali aveva parlato Andrea Brogi indicando anche che parte del materiale era stato prelevato dal Tuti, essendone anche il Franci a conoscenza. Si era insistito anche per l’acquisizione dei verbali dell’interrogatorio del Brogi. Orbene il giudice di rinvio con l’ordinanza dibattimentale 13 marzo 1991 oggetto di impugnazione aveva rilevato che la documentazione era già in atti o che agli atti vi era già sufficiente indicazione di essa, mentre superflue apparivano le deposizioni del Cherubini e del Del Dottore a conferma di quello che li riguardava. Sennonché in ordine a quanto emergente da tali risultanze v’era un assoluto vuoto di motivazione sin dall’ordinanza ricordata che nella sentenza impugnata. Tale grave omissione aveva spiegato conseguenze devastanti su tutto il residuo materiale di prove.

Estratto sentenza cassazione 1992 pag 28-30

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