Stefano Aldo Tisei – verbale reso al dott. Vigna il 30.10.1981

“Io nel 1978, quando feci il militare a Pisa, già conoscevo il Catòla che mi era stato presentato dal Castori, anzi dai fratelli Castori. Io nel 1977 conobbi il Catòla, il colloquio lo ebbi nel 1978 in Piazza dei Miracoli. Io ho chiamato il Catòla al telefono e gli ho dato appuntamento alla centralina SIP sita in Pisa in Piazza dei Miracoli. Ci siamo incontrati spesso lì con il Catòla altre volte, però in altri posti. Fu alla centralina SIP che vidi il Catòla ed il Lamberti. Il Lamberti me lo presentò Mario Catòla poco tempo prima dell’incontro a Piazza dei Miracoli. Il Lamberti lo conobbi dopo un anno che conobbi il Catòla. La conversazione avvenne a Pisa nei primi mesi del ’78. Il Lamberti l’avevo conosciuto da pochi mesi. Nel 1976 militavo nel settore militare di Ordine Nuovo, gruppo per il quale ho compiuto anche delle azioni. Per tale movimento operai la rapina dell’auto che servì per l’uccisione del Giudice Occorsio e rapinai la macchina che servì per la rapina al Ministero del Lavoro. Nel 1978 conobbi Concutelli, Fachini e i fratelli Castori. Il Concutelli lo conobbi alcuni giorni dopo l’omicidio del giudice Occorsio in un ristorante alla Camilluccia. A questa cena erano presenti Concutelli, Gianfranco Ferro, Sparapani Saverio, Signorelli Paolo, Calore Sergio, Rossi Mario, Rovella Francesco, Di Bella Leone ed io. Concutelli mi presentò i fratelli Castori e tutte le persone indicate che facevano parte di Ordine Nuovo.

Omicidio_Occorsio

(…) Sentii parlare del “Gruppo Tuti” o FNR in via dei Foraggi allorché coabitai con Concutelli e Calore nel febbraio del ’77. Concutelli fu arrestato il 13 febbraio 1977, se non ricordo male. Fino allora abitò con me e con Calore Sergio.

L’abitazione con Concutelli durò una settimana, anzi noi (io e Calore) fummo ospitati per una settimana da Concutelli, perché entrammo in clandestinità io e Calore. Che io sappia quella era l’abitazione normale del Concutelli che era già ricercato da tempo. Mi parlò Concutelli del FNR, in quanto come capo militare, era a conoscenza di altri gruppi da conglobare con quello principale. In via dei Foraggi vi erano molte armi: quando vidi due pistole P38 io domandai a Gigi di chi erano, e lui mi disse che provenivano dal gruppo toscano. Nell’ottica di azione di gruppi ordinovisti, i gruppi andavano ordinati e quindi anche le armi riunite. In Toscana dovevano andare altre armi, anzi Concutelli mi disse che il gruppo toscano aveva portato le due P38 perché dovevano essere portate a Roma per creare armamenti omogenei nei gruppi. Quando parlo del “Gruppo Tuti” parlo del FNR. Dopo aver allacciato contatti con i Castori io seppi da Concutelli che erano in stretto contatto con il Catòla e il Lamberti. Il Concutelli era preoccupato che si erano lasciati strumentalizzare da strategie stragiste di Avanguardia Nazionale.
Ciò mi fu detto durante la settimana di coabitazione con il Concutelli ed il Calore. Io chiesi quali erano i contatti fra il FNR ed A.N. e Concutelli mi disse che avevano avuto rapporti con il Tilgher Adriano, che era responsabile del settore politico di A.N. mentre il responsabile militare era ed è Stefano delle Chiaie.
Dopo l’arresto del Concutelli continuai nell’ottica dell’organizzazione e strinsi rapporti più stretti con i fratelli Castori e con (Mauro) Costantini. Organizzammo una rapina a Ponte S.Giovanni a Perugia per autofinanziamento. Tali operazioni venivano fatte solo per autofinanziamento non per fini personali. Esposi al Castori Marco la mia preoccupazione in quanto quattro persone non bastavano. Fu allora che mi disse che sarebbe venuto il Catòla. Partimmo da Roma io, Scorsa Francesco, Scorsa Pancrazio, C. Ferri ed io. A Ponte S.Giovanni trovammo Catòla Mario che aveva portato con se un mitra Mab con manico di MP40. Rubai io la macchina in centro, una Fiat 128 bianca e ci avviammo tutti verso la banca. Quando arrivammo dinanzi all’entrata della banca incrociammo un’alfetta della polizia. Fu così che dissi al C.Ferri di sterzare e di andare via. Il Catòla andò via a sera, riprendendo il treno, lasciando peraltro il mitra ai fratelli Castori. Successivamente Castori Marco mi dette il numero di telefono di Catòla Mario, numero che ricordo bene che è il 46677 di Pisa.
Ci furono divergenze con i fratelli Castori, in quanto si erano appropriati di 30 milioni dell’organizzazione. Di conseguenza si fece una riunione a Ponte Falcino in casa dei fratelli Euro e Marco Castori. A questa riunione erano presenti Euro e Marco Castori, Sergio Calore, io, Mauro Costantini e Fachini Massimiliano. Anzi dopo aver contestato ai fratelli Castori che si erano appropriati della somma suddetta, portammo via le armi. Io Calore e Fachini decidemmo che il controllo politico sugli appartenenti al “Gruppo Tuti” sarebbe passato a me”.
Le armi le portammo via con la Fiat 124 di Costantini Mauro. Il 13 dicembre del 1977 partii per fare il militare e fui assegnato a Pisa. Qui ero in contatto stretto esclusivamente con Catòla Mario e Lamberti Lamberto in quanto il tutto era compartimentato all’interno dell’organizzazione. Fu anzi in questa occasione alla presenza di Lamberti Lamberto che Catòla Mario mi disse: “La strage dell’Italicus è opera del Fronte Nazionale Rivoluzionario, il cui dirigente era Mario Tuti”.
E proprio per questo dissero che era meglio eliminare la persona che fece arrestare il Tuti in Francia. Risposi a loro che dovevo esporre tutto a Fachini Massimiliano ed a Calore Sergio che erano tra l’altro con me tra i dirigenti politico militari dell’organizzazione sul suolo italiano. Quando tornai in licenza esposi il fatto a Sergio Calore e con lui giungemmo alla conclusione che il Mennucci, se era possibile, doveva essere eliminato. Quando tornai a Pisa mi feci portare da Di Lellio Giovanni una Colt 357 Magnum, perché nell’occasione avrei sparato con un Revolver. In Toscana sia il Lamberti che il Catòla non avevano a disposizione pistole a tamburo. Successivamente Lamberti mi disse aveva iniziato “l’inchiesta” Mennucci e che a tal proposito era già a buon punto. Mi espresse la propria preoccupazione in quanto disse queste testuali parole: “Il Mennucci oltre ad aver fatto arrestare il Tuti potrebbe mettere in serio pericolo altri militanti per un discorso molto più serio”. Il Catòla quando chiesi quale fosse il discorso molto più serio disse esplicitamente che “era la strage dell’Italicus”. Dicendo inoltre che “tale attentato si inseriva in una tattica di attentati ben delineati”. (…) In seguito quando rincontrai Mario Catòla vi erano dei problemi nell’”inchiesta” Mennucci. Per “l’inchiesta” intendo dire che era l’accertamento delle abitudini della persone, per l’uccisione della stessa. Successivamente mi dissero che il tutto non fu attuato, perché loro mi dissero che il Mennucci non era presente momentaneamente”.

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