Sergio Calore – dichiarazioni al dott. Minna 28.5.1985

“Ho aderito ad O.N. nella primavera del ’73, ancor prima della mia adesione a tale gruppo avevo incontrato Clemente Graziani a Tivoli insieme a Signorelli. Inoltre all’Università di Roma avevo partecipato alla distribuzione di “Ordine Nuovo Azione”. (…) Nel novembre/dicembre del ’73 nella mia veste di responsabile del circolo Drieu La Rochelle di Tivoli partecipai ad un incontro col Pugliese e col Graziani nel corso del quale venne prefigurata la struttura che O.N. avrebbe dovuto assumere dopo lo scioglimento.
Si trattava di una struttura clandestina fondata su cellule di tre persone sulla base del modello del Fronte di Liberazione Nazionale Algerino. Complementare a questa struttura dovevano essere le squadre di supporto. Preciso che allorché nelle mie dichiarazioni uso il termine operativo, intendo sempre operativo-militare. A queste riunioni naturalmente partecipò anche Signorelli, il quale dopo che Graziani lasciò l’Italia nella primavera del ’74, venne nominato capo di O.N.
Già nell’autunno del ’73 il Signorelli mi aveva parlato di un colpo di stato che avrebbe dovuto aver luogo nella primavera estate del ’74, con l’appoggio di ufficiali “nazional socialisti” (così li qualificava Signorelli nda), di stanza nel settore nord-est.
Il discorso di questo colpo di stato mi venne ricordato durante un colloquio col Freda nel carcere di Novara. In questo colloquio il Freda mi disse di avere appreso dal Giannettini che il Signorelli, in anni precedenti, aveva svolto per conto del SID un lavoro di schedatura dell’ufficiali dell’esercito dell’area nord-est. Il Freda non mi chiarì il senso di questa schedatura, ma si limitò a sottolineare che il Signorelli, proprio per il servizio reso in quell’occasione, era stimato negli ambienti dei servizi segreti.
Il Signorelli, parlandomi del prossimo colpo di stato, mi aveva detto che sarei stato contattato dall’Ufficiale I del mio reparto di assegnazione e che sarei stato stabilizzato nell’ambito dell’attività golpista per l’individuazione e la cattura e l’eventuale eliminazione degli avversari politici, i cui nominativi mi sarebbero stati forniti dallo stesso Ufficiale I. Il Signorelli non sapeva a che reparto sarei stato assegnato, perlomeno non me lo disse. Pur tuttavia davo per scontato che sarei stato contattato dall’Ufficiale I del reparto di assegnazione. (…) Ritornando a parlare della riunione del novembre/dicembre ’73 ricordo che nel corso di questa si parlò di attentati in termini generici, senza far riferimento a specifici obiettivi e senza determinare la natura di tali attentati. All’epoca non si parlava di azioni militari ed era perciò scontato che doveva trattarsi di attentati da effettuarsi con esplosivi. Il Signorelli parlandomi del Golpe poi disse che sarebbe stato preceduto da una campagna di attentati da rivendicare con sigle diverse. Allorché ebbero luogo gli attentati siglati Ordine Nero, si dava del tutto scontato il fatto che facessero parte della campagna di attentati preparatori al golpe. In particolare tale condizione era assolutamente certa nell’ambiente di Anno Zero (il giornale che sostituì “Ordine Nuovo Azione” nda). Solo successivamente alla morte di Silvio Ferrari, nel corso di una riunione che si tenne in via Merulana, nella sede di “Anno Zero”, e che ebbe carattere allargato, Ordine Nuovo smentì la partecipazione dei suoi aderenti agli attentati. La smentita è sempre stata una costante della destra extraparlamentare e valeva a riequilibrare le posizioni di forza dei diversi dirigenti. Così come a tal fine valeva l’allusione alla loro partecipazione ad attentati e stragi. (…) Ad esempio Signorelli, che come già detto era stato nominato da Graziani capo di O.N. non godeva per intero la fiducia di quest’ultimo, ed era controllato dal Pugliese, per conto di Graziani. Allorché il Signorelli, a parere del Graziani, assunse un eccessivo potere venne attaccato dicendo che aveva spinto dei militanti a fare azioni avventate e ventilando la sua responsabilità in stragi.
Il riferimento specifico era l’attentato che vide coinvolto Nico Azzi e la cui organizzazione venne riferita al Signorelli e alla sua collaborazione con Giancarlo Rognoni. Per parte sua Signorelli giustificava l’attentato, affermando che aveva lo scopo di ridare il giusto indirizzo alle indagini su Piazza Fontana, dopo che le sinistre avevano fatto sì che le responsabilità di questa strage fosse riferita alla destra. In pratica il Signorelli con quell’operazione di mimesi voleva far apparire confermata che l’ipotesi delle stragi fossero da attribuire alla sinistra. (…)
Riprendendo l’elencazione delle riunioni tenute a quell’epoca, ricordo quella che ebbe luogo a Tivoli attorno alla metà del ’74, alla quale presero parte Signorelli, Pugliese, Gubbini e il Falica. Questa riunione aveva lo scopo di appianare gli screzi che si erano creati tra Gubbini e persone già appartenenti al movimento politico Ordine Nuovo da una parte e Signorelli dall’altra. Il Signorelli infatti tentava di inserire nell’organizzazione ai livelli dirigenziali persone di sua fiducia ed a scalzare i vecchi militanti. Ciò ovviamente dava luogo a delle resistenze. Il Pugliese in questo contesto era all’apparenza neutrale, ma in realtà era schierato col Gubbini ed il Falica svolgeva un ruolo di mediazione. Quest’incontro comunque non ha avuto rilevanza ai fini degli attentati. Della cosiddetta riunione di Cattolica2 ho appreso soltanto in un periodo successivo, allorché già i militanti di Ordine Nuovo avevano deciso di smentire la loro partecipazione alla riunione suddetta.
Ordine Nuovo assunse diversi atteggiamenti nei confronti di questo. All’inizio veniva smentita la partecipazione di ordinovisti a questa o a qualsiasi altra riunione. Successivamente fu invece detto che la riunione di Cattolica aveva lo scopo di concordare le linee processuali da adottare nei diversi procedimenti. Nessuno mi ha chiarito quali fosse l’effettivo scopo della riunione di Cattolica. Tuttavia ho il personale convincimento che fosse funzionale alla realizzazione della successiva campagna di attentati.
La tendenza alla clandestinizzazione generalizzata affiora solo nel 1976, con il rientro di Concutelli in Italia. E’ vero quanto affermato dall’Aleandri, cioè che per il Graziani l’attività clandestina doveva essere tesa soprattutto al reperimento di fondi per l’organizzazione. Lo schema organizzativo che ho delineato è rimasto solo teorico, almeno a Tivoli e a Roma, in quanto tutti i militanti di Ordine Nuovo già si conoscevano dall’epoca in cui il movimento era legale. Non era pertanto possibile la rigida compartimentazione (…)
Alle riunioni già elencate ne seguirono altre, alla fine del ’74. Ad una erano presenti Signorelli e Pugliese e nel corso della quale mi venne chiesto se ero in grado di preparare ordigni a tempo. Questa richiesta (…) mi fu fatto nell’ambito della mia attività nel FULAS ed effettivamente allestii una autovettura con esplosivo, munita di un congegno a tempo. Allorché l’Esposti rimase ucciso nel conflitto a fuoco a Pian di Rascino si stava recando a Roma per commettere un attentato contro il Presidente della Repubblica, nella ricorrenza del 2 giugno. L’Esposti avrebbe dovuto uccidere il presidente con un fucile di precisione. Tutto ciò mi è stato riferito dal Fachini, dal Signorelli e dal Concutelli. Queste stesse persone mi hanno riferito inoltre che l’Esposti era in possesso di una mitraglietta progettata da Spiazzi di modello analogo a quello successivamente costruito in Spagna nella fabbrica di Calle Del Tajo a Madrid. L’Esposti faceva parte di un gruppo di Milano. In proposito devo far presente che a Milano non vi era una distinzione fra i vari gruppi di estrema destra extraparlamentare. Gli stessi operavano congiuntamente sotto le direttive di alcune persone, fra le quali ricordo il Ballan e il Cagnoni.
Il Ballan aveva maggiori contatti con A.N., mentre il Cagnoni aveva rapporti preferenziali con Ordine Nuovo ed in particolare con Signorelli. Tuttavia i due erano intercambiabili nei ruoli di dirigenti dei milanesi. Il circolo Drieu La Rochelle di Tivoli era in contatto epistolare con il circolo La Fenice di Rognoni. Conobbi Rognoni a Tivoli all’inizio del ’73 (…) Quanto ai collegamenti con gli ambienti milanesi faccio presente che verso l’aprile del ’73 il Signorelli mi consegnò trentasei bombe a mano modello Srcm dicendomi che provenivano dalla stessa cassa della bomba utilizzata contro l’agente Marino3. Alcune di queste bombe vennero poi rinvenute in via dei Foraggi dove le avevo poi portate io stesso. Interrogato sulla strutturazione territoriale di Ordine Nuovo, negli anni 73-74, faccio presente che a Roma vi erano due gruppi in forte contrasto l’uno contro l’altro. L’uno era il gruppo dei “Famigli” di Mario Tedeschi. (…) L’altro gruppo era quello di Pugliese e Graziani.
La Toscana era sotto il controllo dell’Umbria e cioè più precisamente di Gubbini e dei fratelli Castori. Ciò mi è stato riferito da loro stessi. Nel Veneto c’erano due gruppi, l’uno facente capo a Massagrande, l’altro a Fachini. Questo era tuttavia responsabile anche di A.N. per il Veneto.
(…)Il Tuti durante la comune detenzione mi confidò di aver preso parte ad una riunione preordinata all’organizzazione di attentati alle ferrovie, cui prese parte anche il Graziani. – il Calore aggiunge in aula: “La valutazione di Tuti era che queste persone, dopo aver stimolato vari gruppi a compiere azioni di questo genere, li avevano completamente scaricati e traditi. Quindi si trattava che i dirigenti di O.N. avevano tradito i militanti che avevano compiuto le varie azioni, abbandonandoli e lasciandoli a se stessi”.

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