“Italicus, requiem per una strage”

Tuti e Franci da ieri sono innocenti, la Cassazione li ha assolti definitivamente 

E’ una conclusione già vista: una strage senza colpevoli e il solito strascico di dubbi. E giunta la parola fine anche per quella dell’ Italicus, la bomba incendiaria che 16′ 30″ dopo l’ una del 4 agosto ‘ 74 sventro’ la quinta carrozza del treno espresso 1486, all’ uscita dalla lunga galleria appenninica tra Firenze e Bologna. Il convoglio, in fiamme, si fermo’ nella stazione di San Benedetto Val di Sambro portando con se’ i corpi carbonizzati di 12 passeggeri e i lamenti di 48 feriti. Quasi 18 anni dopo, la quinta sezione penale della Corte di cassazione, presieduta da Guido Guasco, ha definitivamente assolto i neofascisti Mario Tuti e Luciano Franci, leader e gregario della cellula toscana del “Fronte nazionale rivoluzionario”, gli ultimi rimasti della lista di imputati o sospettati del secondo eccidio compiuto negli anni di piombo, dopo quello di piazza Fontana. Erano stati assolti per insufficienza di prove in primo grado, condannati all’ ergastolo in appello, nuovamente processati e assolti in un giudizio di secondo grado dopo che la prima sezione penale della Cassazione, presieduta da Corrado Carnevale, aveva annullato le precedenti condanne. Contro di loro pendevano i ricorsi della Procura generale di Bologna e quelli delle parti civili, ma la Cassazione li ha rigettati, rendendo definitiva la loro assoluzione. Da ieri sono a tutti gli effetti innocenti. Eppure contro i due neofascisti e il loro gruppo pesavano le richieste di condanna all’ ergastolo formulate nella sua requisitoria dal Pg Gianfranco Iadecola nell’ ultimo processo di merito, il 25 marzo ‘ 91. E ieri il Pg della Cassazione, Renato Viale, che pretendeva un terzo processo contro di loro, ha usato parole di fuoco per sostenerne la colpevolezza. Il magistrato e’ andato oltre, ipotizzando pesanti coperture dei responsabili da parte di chi avrebbe dovuto perseguirli.

Definendo contraddittoria e carente sotto il profilo della motivazione la sentenza con la quale Tuti e Franci furono assolti il 4 aprile ‘ 91, Viale ha detto: “Sono troppi gli elementi probatori che non sono stati utilizzati dai magistrati sia nel primo processo sia nel secondo e questo dimostra che non si e’ voluto approfondire il modo in cui le indagini sono state condotte. Soprattutto non si e’ voluto andare in fondo sull’ intento dimostrato dagli inquirenti (il Pg non ha specificato quali, n.d.r.) di voler coprire la vera natura e i veri responsabili della strage”. E da sempre la tesi dell’ accusa: i terroristi della destra hanno goduto di protezioni da ambienti non limpidi e da apparati sleali dello Stato. L’ accusa non riguarda ovviamente i giudici delle varie Corti che hanno processato il “Fronte nazionale rivoluzionari”. Ad essi il Pg contesta il metodo nella valutazione delle prove, quelle sopravvissute all’ immane opera di depistaggio delle indagini da parte di forze occulte. Il processo e’ finito per scivolare in un imbuto perdendo via via pezzi consistenti di valutazione, di comprensione del fenomeno stragista. Alla fine tutto e’ ruotato solo attorno alle dichiarazioni di un “superteste”, Aurelio Fianchini: completamente credibile e “riscontrato” per l’ accusa, “inattendibile” secondo i giudici di merito e di diritto. Il neofascista evaso preferi’ tornare in carcere pur di rivelare cio’ che sapeva: e cioe’ che Franci gli aveva confessato le responsabilita’ del Fronte nella strage. Il suo racconto godeva secondo il pm di riscontri investigativi, di dichiarazioni di altri pentiti neri che lo rendevano coerente. Ma per i giudici, che pur attribuiscono alla destra eversiva la strage, compiuta da un ambiente “straordinariamente simile a quello del Fronte rivoluzionario”, le dichiarazioni di Fianchini non avevano conferma. Solo la presenza di Franci in stazione a Firenze, dove verosimilmente fu deposta la bomba, fu accertata, ma Fianchini gli attribui’ il ruolo di “palo, mentre non c’ era alcun bisogno di un palo”. Si e’ quindi applicato il principio . come sottolinea il difensore di Tuti, Adriano Cerquetti . secondo il quale le chiamate di correita’ , senza riscontri oggettivi, non possono essere utilizzate. Ma vi sono almeno 14 fonti di prova, secondo il Pg Viale, che sono state trascurate. “Sembra essere prevalso . dice il legale di parte civile Guido Calvi . il desiderio di chiudere questa vicenda sulla quale cala definitivamente il sipario”; a meno di improbabili sviluppi dell’ inchiesta bis che un giudice bolognese, Leonardo Grassi, da anni sta conducendo.

http://archiviostorico.corriere.it/1992/marzo/25/Italicus_requiem_per_una_strage_co_0_920325598.shtml

Giampiero Moscato – Corriere della Sera 25.3.1992

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