Carlo Fumagalli – udienza Brescia 17 settembre 2009 – prima parte

ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

DOMANDA – Buongiorno, signor Fumagalli. Noi ci conosciamo perché ci siamo sentiti ben undici anni fa. Purtroppo per lei dobbiamo tornare per l’ennesima volta sui consueti argomenti. Come lei sa, la Corte d’Assise non dispone delle sue dichiarazioni e quindi sostanzialmente le cose più importanti, non tanto quelle che si riferiscono strettamente alla sua vicenda, ma quelle che più hanno a che fare col nostro processo dobbiamo di nuovo rispolverarle. La Corte dispone delle sentenze, ma ovviamente direi che occorre comunque che lei spieghi, magari in maniera succinta, quale era il suo progetto diciamo rivoluzionario all’epoca, quali erano i suoi ideali, le vicende in relazione alle quali lei è stato arrestato il 9 maggio del 74, dico bene?

RISPOSTA – 74, sì.

DOMANDA – E quindi avrei bisogno che lei succintamente spiegasse un po’ quale era il suo progetto insomma, come doveva essere realizzato e poi passeremo a degli argomenti più specifici. Può spiegare che cosa si proponeva? Il colpo di Stato? La forma di governo alla quale mirava? Chi doveva occuparsi dei vari settori? Dove si doveva sviluppare? Queste cose qui insomma.

RISPOSTA – Sì. Praticamente mi sta parlando di quello che è il processo Mar.

DOMANDA – Sì, beh, ma in maniera abbastanza sintetica, non è che parleremo per dire di tutti i personaggi, ma solo di quelli che in qualche modo hanno a che fare con il nostro processo. Cominciamo col dire insomma, lei si proponeva in colpo di Stato?

RISPOSTA – Sì. Il problema è questo: quella che è la mia disavventura parte dalla guerra civile, dalla Resistenza. Io ho partecipato alla Resistenza. Alla fine della guerra ero comandante di una piccola brigata. Me ne sono andato a casa, non ho avuto niente. Dopo un po’ di anni però, fra di noi vecchi partigiani badogliani, si era sparso un certo malcontento per quello che era ed è mi pare tuttora, la decadenza della democrazia in partitocrazia, nella scelta delle clientele, voti di scambio, spreco di denaro e compagnia bella. Capisco che non toccava a noi giudicare, però ci sentivamo un po’ responsabili visto che ci ritenevamo un po’ soci fondatori della Repubblica, magari in piccola parte. E abbiamo parlato a lungo, ci siamo incontrati e alla fine è emerso in poche parole un progetto che era il progetto di arrivare alla Repubblica presidenziale, tipo gli Stati Uniti d’America, o in una certa maniera anche la semirepubblica francese.

DOMANDA – Mi è sfuggito quello che ha detto degli Stati Uniti, non ho capito bene.

RISPOSTA – Sì, la Repubblica presidenziale che avevamo sognato.

DOMANDA – Ah, come quella degli Stati Uniti.

RISPOSTA – Era sul modello degli Stati Uniti d’America. Cosa

voglio dire? Che il Presidente è eletto, nomina la sua, il suo governo, i partiti si fanno da parte sino alla prossima elezione, c’è un tempo dato per portare a termine un programma. Se vi ricordate a quel tempo i nostri governi duravano anche soltanto otto giorni. Cosa si poteva fare? C’erano due strade, due soltanto, una era la guerra civile, non l’abbiamo fatta. Persino il dottor Trovato ha ammesso che non è stata fatta. Perché non l’abbiamo neanche pensata? Perché avrebbe riportato indietro l’orologio della storia di almeno cinquant’anni. Cosa rimaneva? Il colpo di Stato. In quel tempo era di moda. Ricordo la Grecia, il Portogallo, la Libia, il Cile, qualche colpo di Stato è stato nefasto: tipo la Grecia, tipo anche l’Argentina; qualcuno qualcosa ha risolto; non stiamo a discutere quali e come, comunque qualcuno ha risolto. Come si poteva fare un colpo di Stato? Unicamente affiancandosi a delle forze armate, e il nostro lavorìo è stato quello di acquistare consensi nelle forze armate. C’è stata l’illusione di farlo, e poi c’è stata la caduta.

DOMANDA – Spieghi un po’, dal punto di vista di quella che doveva essere nello specifico la sua iniziativa, come si doveva sviluppare il colpo di Stato, il problema della Valtellina insomma?

RISPOSTA – Il problema della Valtellina è stato molto mitizzato. Praticamente noi avremmo dovuto aspettare o creare l’episodio di guerriglia per far intervenire le forze armate. Non è successo, non si è potuto fare. Tutto qua, poi molte cose sono state ampliate.

DOMANDA – Sì, ma dico, in Valtellina che cosa doveva accadere? Lei aveva un rapporto particolare con?

RISPOSTA – Certo, io ho fatto il partigiano in Valtellina, e a quel tempo molti miei partigiani erano ancora vivi, purtroppo non c’è più nessuno. Sono rimasto solo.

DOMANDA – Questo discorso lo abbiamo per il momento disancorato dal periodo di tempo. Però dovremmo un pochino più contestualizzarlo. Dunque lei è stato arrestato il 9 maggio del 74. Io le chiedo: ma queste intenzioni, questo programma, che pure io credo diciamo risalisse nel tempo, era ancora in atto?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quando lei è stato arrestato?

RISPOSTA – No. Quando sono stato arrestato la cosa era ormai alla deriva. Eravamo tutti allo sbando. Non sono scappato in tempo.

DOMANDA – In che senso tutti allo sbando?

RISPOSTA – L’aiuto che aspettavamo dalle cosiddette forze armate non c’è mai stato. E quindi era logico che era finita, non c’era più niente da fare. Purtroppo non ho avuto il coraggio di fermarmi in tempo, c’erano troppi problemi che mi spingevano. Tutto qua.

DOMANDA – Perché vede in realtà dalle dichiarazioni che lei ha rilasciato in più verbali, che adesso eventualmente le leggerò, sembrerebbe dedursi che questi fermenti, questi programmi, pur risalenti nel tempo, quindi addirittura alla fine degli anni sessanta etcetera, etcetera, però fossero ancora in atto al momento in cui c’è stato l’intervento con gli arresti, e insomma prima Spedini e Borromeo e poi lei e gli altri successivamente.

RISPOSTA – In teoria sì, ma in pratica ormai era finito tutto.

DOMANDA – Mi riferisco ad alcune frasi, per esempio: lei ne ha parlato il 17 aprile del 1986, al Giudice istruttore di Bologna. Dicendo, “sono stato condannato poiché stavo lavorando attorno a un progetto di colpo di Stato. In estrema sintesi il mio intendimento era creare una situazione insurrezionale in Valtellina che avrebbe successivamente determinato, almeno in teoria, l’intervento normalizzatore di qualche corpo dello Stato” etcetera. Il focolaio in Valtellina etc., gli attentati ai treni etc. Poi, a un certo punto dice: “Quando venni arrestato, quando venni arrestato il 19 maggio 1974, non ero assolutamente pronto all’azione perché mancavano i collegamenti tra il mio gruppo e quegli ambienti istituzionali di cui prima ho parlato, nel senso che non c’erano ancora”. E poi dice: “So bene che nel 74 si agitavano numerose tensioni golpistiche, ma fra me e gli altri gruppi o le altre persone portatrici di programmi analoghi al mio, non era ancora un adeguato accordo”. Cioè sembra dire che la cosa era ancora in via di perfezionamento. E in Assise di Appello di Bologna il 17 novembre 1986 dice per esempio: “Preciso che questo tentativo di colpo di Stato si riferiva al periodo dei primi mesi del 74. E lo stesso argomento viene ripetuto anche in Assise a Brescia il processo Ferri praticamente, “si pensava di poter fare qualcosa nell’estate del 74”, dice testualmente. E anche in un altro AG di Venezia il 10 ottobre 74 dice: “Il piano avrebbe dovuto scattare nel 72, poi nel 73, poi nel 74 all’atto dell’emergenza che era rappresentata da un caso che avremmo dovuto creare in Valtellina”. Quindi diciamo in realtà, da quello che ha detto sembrava dedursi che da quello che ha detto sembrava dedursi che insomma?

RISPOSTA – Sì, ma non si è mai realizzato niente, non si sono mai realizzate le situazioni che…

DOMANDA – Il colpo di Stato non c’è stato?

RISPOSTA – Non c’è stato.

DOMANDA – Su questo nessuno mette dubbi. Nei suoi verbali facendo un piccolo passo indietro, ma questo è finalizzato a una domanda specifica che poi voglio farle, si è parlato di una riunione di Italia Unita. Che cosa era Italia Unita, può spiegare?

RISPOSTA – Italia Unita era un gruppo di chiamiamolo intellettualoidi che avevano tappezzato Milano con dei manifesti: “Basta qui, basta là, basta su, basta giù”. Niente. Gente che non ha mai fatto niente, è finita lì. E’ nata ed è morta. Se poi è sfociata in quella maggioranza silenziosa che faceva capo a Degli Occhi, tutto lì.

DOMANDA – Ma chi erano Degli Occhi e Picone Chiodo? Può spiegare che ruolo avevano in tutto questo, l’Avvocato Degli Occhi e Picone Chiodo?

RISPOSTA – L’Avvocato Degli Occhi era della maggioranza silenziosa.

DOMANDA – Queste due persone nell’ambito di questo piano, di questo programma, avevano un ruolo specifico oppure no?

RISPOSTA – L’avrebbero avuto.

DOMANDA – Che cosa avrebbero dovuto o in parte hanno fatto?

RISPOSTA – Praticamente avrebbero avuto la parte politica. Avrebbero dovuto guidare la parte politica, come io avrei dovuto guidare nel mio piccolo la parte militare.

DOMANDA – In questo suo programma, progetto sia pure non realizzato, era prevista, o meno, una parte per i Carabinieri? I Carabinieri avrebbero dovuto avere un ruolo?

RISPOSTA – Ci avevamo contato, ma gli unici Carabinieri che ho conosciuto sono quelli che mi hanno ammanettato. Avevano un contatto, avevamo un contatto.

DOMANDA – Può sviluppare un po’, può spiegare un po’ meglio come sono stati i contatti con i Carabinieri? E che cosa era previsto? Quali sono stati i loro interventi in positivo? E che cosa avrebbero dovuto fare i Carabinieri? Come si poneva il colpo di Stato con riferimento a?

RISPOSTA – Io, risulta dal processo, e mi pare che il dottor Arcai e il dottor Trovato mi abbiano girato come un calzino. Mi pare che il dottor Trovato e il dottor Arcai mi abbiano rigirato come un calzino, è un’espressione del dottor Arcai.

DOMANDA – Lei le cose più importanti le ha dette dopo il processo Mar.

RISPOSTA – Sì, perché dopo il processo è successa una cosa strana: che tutte le procure dell’alta Italia hanno voluto interrogarmi, non riuscivo a capire perché, venivano a prendermi ogni otto giorni a Venezia, a Bologna, a Milano. Io non ho capito: sono stato condannato, ho scontato la mia pena, sono stato messo in libertà, ho fatto dodici anni di miseria, tutti volevano ascoltarmi, tutti volevano intervenire, quasi che il dottor Trovato e il dottor Arcai fossero stati degli sprovveduti, non lo sono stati, creda a me, hanno tirato fuori tutto.

DOMANDA – Va bene, lasciamo stare…

RISPOSTA – Il mio ultimo incontro – mi permetta per arrivarci – l’ultimo incontro, l’unico incontro che ho avuto io con un ufficiale dei Carabinieri l’ho avuto a Padova. L’ufficiale si chiamava in gergo “Penna Bianca” il nome non me lo ricordo più, mi pare Dogliotti. L’incontro è sfumato in pochi minuti per l’intemperanza di 4 imbecilli che avevamo vicini. Io poi non li ho più trovati. Chiedi al mio braccio destro, chiamiamolo così, Orlando che abbia avuto altri contatti è possibile, forse anche vero. Però non si è concretizzato nulla. Cosa avrebbero dovuto fare i Carabinieri? Avrebbero dovuto ristabilire l’ordine, toccava a loro, non toccava certo a noi.

DOMANDA – Lei ha riversato fiumi di parole sui Carabinieri.

INTERVENTO DELL’AVVOCATO DIFENSORE – FORZANI: Passiamo direttamente alle contestazioni.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

DOMANDA – Prima o poi le leggerò questi verbali. Però sarebbe meglio che in qualche modo con parole sue spiegasse un po’ meglio insomma che cosa rappresentavano i Carabinieri nell’ambito?

RISPOSTA – Signor Pubblico Ministero, io a 35 anni di distanza le parole esatte non le ricordo.

DOMANDA – Su questo siamo d’accordo: però diciamo che per il momento lei ha un po’ banalizzato questo argomento. In realtà è uno degli argomenti centrali dell’interesse di questa discussione, quindi le chiederei per cortesia di così essere un pochino più specifico, insomma a dire, un po’ più, se i Carabinieri avevano una qualche parte, che cosa avrebbero dovuto fare, se c’è stato in positivo un loro intervento, se vi hanno fornito armi?

RISPOSTA – Premesso che non c’è stato il loro intervento.

DOMANDA – Vi sono diversi argomenti.

RISPOSTA – Premesso che non c’è stato il loro intervento, non c’è stato, avrebbero dovuto intervenire, prendersi, ritornare praticamente al piano di chi, del primo generale – come si chiamava? – parlo degli anni sessanta.

DOMANDA – De Lorenzo?

RISPOSTA – Prendere i personaggi del governo e portarseli in Sardegna, quello avrebbero dovuto fare i Carabinieri. Però…

DOMANDA – Senta: questo Dogliotti lei quante volte l’ha incontrato?

RISPOSTA – Una volta Dogliotti, solo quella volta lì.

DOMANDA – Ma i Carabinieri che, portare in Sardegna, oltre a questo che cosa altro avrebbero dovuto fare i Carabinieri?

RISPOSTA – Io più di quello che ho detto non riesco a dire: avrebbero dovuto prendere come si può chiamare, gli uomini di governo, prenderli prigionieri e portarli in un campo di concentramento in Sardegna, e rifare un governo a base presidenziale, sotto il commissariamento militare. Questo era il piano.

DOMANDA – Senta, io le leggo alcuni verbali dove in qualche modo il concetto degli interventi dei Carabinieri viene maggiormente sviluppato. Per esempio, lei ne parla più volte. Ma lei ricorda questo Dogliotti se aveva un soprannome?

RISPOSTA – Chi?

DOMANDA – Dogliotti aveva un soprannome?

RISPOSTA – Dogliotti? Penna Bianca. L’ho detto prima.

DOMANDA – Ma siccome qualcuno lo chiama anche Penna Nera, è un errore? C’è qualcun’altro che si chiama così?

RISPOSTA – Io lo conoscevo come Penna Bianca.

DOMANDA – Ma i Carabinieri, nell’ambito di questa iniziativa, erano portatori di una loro autonoma iniziativa e quindi diciamo il Mar si poneva in simbiosi con i Carabinieri, oppure, i Carabinieri avrebbero dovuto appoggiare la vostra iniziativa? Come si può dire?

RISPOSTA – Io mi ponevo non soltanto in simbiosi, ma agli ordini dei Carabinieri. Non avevo né la forza, né l’autorità, né l’autorevolezza di impormi ai Carabinieri, assolutamente.

DOMANDA – Perché lei disse, lei ha fornito delle versioni che tra l’altro non sono tutte esattamente sovrapponibili su questa questione dell’intervento dei Carabinieri. Per esempio, noi abbiamo una versione al Giudice istruttore di Venezia del 10 ottobre del 94, il dottor Mastelloni, e lei disse: “Per quanto concerne il progetto politico del Mar, si trattava di appoggiare un colpo di Stato fatto dai Carabinieri”.

RISPOSTA – Non c’è contraddizione con quello che ho detto, sono parole diverse, ma il senso è quello.

DOMANDA – “Tanto abbiamo creduto perché, come lei sa, avevamo dei rapporti con un colonnello dei Carabinieri, veniva chiamato Penna Bianca, Dogliotti”, etc., colonnello di Padova?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Poi è morto questo signore.

RISPOSTA – E’ morto.

DOMANDA – “Era lui che ci aveva assicurato che i Carabinieri stavano preparando qualche cosa contro questa partitocrazia corrotta”?

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Una frase che fa pensare ai Carabinieri che indipendentemente dall’iniziativa del Mar stanno preparando insomma una loro iniziativa. Poi dice “il piano avrebbe dovuto scattare nel 72, poi nel 73, poi nel 74 all’atto dell’emergenza che era rappresentata da un caso che avremmo noi dovuto noi creare in Valtellina, si pensava di creare una banda armata in Valtellina, in quanto la zona è al confine con la Svizzera” etc. “e indi far sapere al mondo intero che in Italia c’era

gente disposta a morire per combattere quel regime. Sarebbero intervenuti i Carabinieri per darci una mano, invece sono venuti per darci le manette”. Questo è stato il suo commento. E poi ha specificato, cosa che peraltro ha specificato in molti altri verbali che non posso leggerli tutti, “le armi le aspettavamo dai Carabinieri e le doveva procurare Dogliotti”. Come era questo fatto delle armi?

RISPOSTA – Ci avevano detto “state tranquilli”.

DOMANDA – Il Mar avrebbe dovuto agire con le armi dei Carabinieri?

RISPOSTA – “Al momento opportuno vi daremo le armi”. Non ce le hanno mai date.

DOMANDA – In epoca più recente e cioè quando praticamente l’ho interrogato io, io le ho fatto rilevare appunto come il 17 aprile 86 lei diceva: “Contavo che dopo il mio intervento in Valtellina vi sarebbe stato un intervento dell’arma dei Carabinieri, del Birindelli, e di un gruppo di ufficiali a lui facenti capo e di alcuni ufficiali italiani della Nato”. E quindi sembra che l’intervento dei Carabinieri segua quello del Mar. Cioè il Mar fa, diciamo, accende la fiaccola per modo di dire, i Carabinieri si sovrappongono su questa situazione. Quando viene sentito dal dottor Mastelloni sembra che invece ci siano i Carabinieri pronti a intervenire e voi in qualche modo vi unite a questo progetto dei Carabinieri. E quindi le è stato chiesto quale fosse, diciamo, la più corretta definizione per quello che erano i progetti del Mar. E nel verbale si legge: “Lei mi chiede se sia più esatta quanto ai rapporti con i Carabinieri la descrizione che ho rilasciato nell’interrogatorio al DG di Bologna del 17 aprile 86, in cui si parla dell’intento di creare una situazione insurrezionale in Valtellina, che avrebbe successivamente determinato – almeno in teoria – l’intervento normalizzatore di qualche corpo dello Stato, in particolare dei Carabinieri, o quella del verbale del dieci ottobre 94, davanti al GI di Venezia – quello che le ho appena letto – dove si riferisce che “per quanto concerne il progetto politico del Mar, si trattava di appoggiare al colpo di Stato fatto dai Carabinieri”. Dunque, lei ha detto più avanti: “Rispondo che la realtà sta un po’ in mezzo a queste due versioni. In sostanza, quando si è trattato di verificare quale fosse la disponibilità dei Carabinieri ad unirsi a noi nel progetto di golpe, o meglio, ad accertarci nell’ambito di un progetto di golpe, ci siamo resi conto che gli stessi erano già pronti”. A questo punto posso già fare una domanda: se i Carabinieri miravano già da parte loro a un intervento di natura golpista, che bisogno avrebbero avuto di noi, che eravamo costituiti da un gruppo limitato di persone?” E lei ha risposto: “La risposta è molto semplice: i Carabinieri avevano la forza per intervenire, ma questa si doveva aggiungere necessariamente ad un consenso popolare. Noi del Mar rappresentavamo una parte di questo consenso. Pertanto i Carabinieri avevano bisogno di noi, come noi avevamo bisogno dei Carabinieri”. C’è una sorta di mediazione tra queste due versioni. E’ esatto questo?

RISPOSTA – Io non mi sarei mai potuto muovere se non avessi avuto prima le armi dai Carabinieri. Non le ho mai avute, non mi sono mosso. Quindi era una simbiosi. Ma erano programmi, non si sono realizzati. Questa è la realtà.

DOMANDA – Queste armi dove avrebbero dovuto essere consegnate? Erano armi che erano dove? Dove si trovavano queste armi che i Carabinieri avrebbero dovuto mettere a vostra disposizione?

RISPOSTA – I Carabinieri le avevano le armi. Quante ne volevano.

DOMANDA – Sì. Su questo non c’è dubbio. Ma dico: dove le avreste ricevute?

RISPOSTA – Non l’abbiamo mai puntualizzato il luogo, l’avremmo puntualizzato al momento della consegna. Non l’abbiamo mai fatto. Non si è mai puntualizzato; io non ho mai ricevuto armi.

DOMANDA – Orlando non le ha mai parlato di questo?

RISPOSTA – Ma sì, ma Orlando di parole ne ha fatte.

DOMANDA – Orlando in un verbale del dieci aprile 1991 al GI di Bologna dice: “In Valtellina noi del Mar avremmo ricevuto armi dalle stesse caserme dei Carabinieri”. Cioè sarebbero state le armi prelevate direttamente dalle caserme. E poi senta, oltre che lei ha detto che si è incontrato con Dogliotti e che è praticamente l’unico ufficiale dei Carabinieri con cui ha avuto direttamente a che fare. Ma questo contatto quando si è verificato?

RISPOSTA – La data la dovrebbe trovare lei, perché io non me la ricordo. Adesso probabilmente nel 73.

DOMANDA – Lei ricorda qualche riunione in particolare?

RISPOSTA – No, no, io ho avuto solo quell’incontro lì.

DOMANDA – Può descrivere chi c’era? Chi non c’era, come?

RISPOSTA – C’ero io, c’era Orlando, c’erano quei tre o quattro di Italia Unita che erano soltanto dei pazzi esaltati ed è arrivato questo signore che si è presentato come Penna Bianca, non certo come colonnello Dogliotti, era accompagnato da un altro signore che non ha aperto bocca. Non abbiamo fatto a tempo a scambiare dieci parole che è successo un patatrac perché uno ha litigato con un cameriere, non ricordo neanche più, ce ne siamo andati di corsa lui da una parte e io dall’altra. Tutto

qua. Questo è il mio incontro con Dogliotti, parola più parola meno, lo troverà negli atti, è così.

DOMANDA – Lei ha parlato di alcune armi specifiche richieste a Dogliotti. Lei ricorda la questione in particolare?

RISPOSTA – No, non ricordo.

DOMANDA – Perché lei nel verbale del ‘98, del sette maggio del ‘98 dice: “Lei mi chiede quali fossero stati i primi accordi tra Picone e Dogliotti, i due predetti in effetti si erano incontrati parecchie volte”.

RISPOSTA – Ma non io, io assolutamente una volta.

DOMANDA – Sì, sì, ma se ha riferito queste cose, le saranno state riferite da Picone, immagino?

RISPOSTA – No. Non da Picone, da Orlando.

DOMANDA – Da Orlando? Comunque lei dice, non si sa appunto, forse l’avrà appreso da Orlando, che Picone e Dogliotti si sono incontrati parecchie volte e l’accordo era nel senso che i Carabinieri al momento opportuno ci avrebbero fornito le armi; si sarebbe trattato naturalmente di armi moderne. «Io chiesi a Picone di mettere alla prova Dogliotti chiedendogli 50 pistole mitragliatrici per dimostrare che la sua disponibilità era concreta. La risposta fu la consueta: “Al momento

opportuno vi forniremo le armi”». E’ così?

RISPOSTA – Sì, confermo questo. Era una provocazione, “vediamo, se ne parla tanto, non si arriva mai al sodo, facciamo ‘sta proposta”. E’ caduta nel nulla.

DOMANDA – Lei ha detto che ha parlato di questo incontro con Dogliotti. Poi è avvenuto dove innanzitutto?

RISPOSTA – Mi pare al caffè Pedrocchi, al piano sopra del Pedrocchi.

DOMANDA – A Padova insomma?

RISPOSTA – A Padova.

DOMANDA – Lì era successo qualcosa di particolare? Qualcuno aveva sparato? Qualcosa del genere?

RISPOSTA – No. Non aveva sparato ma aveva mostrato una pistola.

DOMANDA – Mostrato una pistola. E come mai?

RISPOSTA – Non lo so, nessuno sapeva che questo tizio avesse una pistola alla cintura. Quando l’ha mostrata, Dogliotti è scappato da una parte e io sono scappato dall’altra. Stiamo scherzando?

DOMANDA – Ma oltre a questa riunione, questa è l’unica riunione alla quale lei afferma di aver partecipato concretamente con i Carabinieri?

RISPOSTA – Sì. Solo questa.

DOMANDA – Lei è al corrente di altre riunioni che ci sono state di un certo rilievo? Nell’ambito di questo accordo con i Carabinieri?

RISPOSTA – No, non ho partecipato a nessun’altra riunione.

DOMANDA – Ricorda in particolare, non per avere avuto un contatto diretto, ma perché eventualmente a lei riferito, di altri ufficiali dei Carabinieri che in qualche modo abbiano insomma concertato vuoi con Picone, vuoi con Orlando, comunque per aderire?

RISPOSTA – La voce era che Dogliotti non fosse solo, però a me non ne ha presentati altri. E mi sembrava anche logico pensare che Dogliotti non si muovesse da solo, insomma.

DOMANDA – Il problema è questo, appunto: chiaramente Dogliotti era uno, non è che potesse, diciamo rappresentare l’arma dei Carabinieri nel suo complesso.

RISPOSTA – Nella sua interezza nessuno lo pensava, ma che fosse solo neanche.

DOMANDA – Quindi indubbiamente non poteva non esserci un qualche altro coinvolgimento. Lei non ne sa niente di questo? Non sa? Non ha altri nomi? Altre? Non sa indicare diciamo dove? Quali ufficiali, oltre a Dogliotti potessero essere coinvolti?

RISPOSTA – No, no.

DOMANDA – Lei ha mai sentito nei discorsi fatti da coloro che collaboravano con lei in questo piano, lei ha mai sentito indicare il maggiore Rossi, il colonnello Santoro o comunque altri della Pastrengo?

RISPOSTA – Li ho sentiti nominare poi.

DOMANDA – Non nominare, nominare in quanto coinvolti anche loro nel piano golpista?

RISPOSTA – Sì, in questo senso, ma poi, non in quel contesto lì, il mio incontro è stato con Dogliotti e basta.

DOMANDA – No, dico lasciamo stare il suo incontro, il mio incontro, lei dice, è forse attorno al 73 comunque, in cui c’è Dogliotti che per lei risulta il portavoce, quantomeno, non lo so. Io le chiedo se dagli altri, quindi alludo a Picone, Nardella, Orlando, insomma questi che in qualche modo risultano essere coloro che collaboravano con lei a questo piano, se ha sentito parlare di altri ufficiali?

RISPOSTA – Certo, mi avevano assicurato che c’erano altri ufficiali, questo senz’altro. I nomi.

DOMANDA – Perché per esempio, non so, Orlando in un verbale al Giudice istruttore Zorzi del 5 giugno del 92 riferisce, parla del maggiore Rossi tra gli ufficiali coinvolti. Poi anche in un altro verbale, per esempio del 28 ottobre del 92 davanti al Giudice Salvini, Orlando – non le sto contestando niente, le rappresento semplicemente che – dice: “L’ufficio mi chiede quali fossero altri contatti tra noi e apparati istituzionali, posso confermare che vi erano rapporti con i Carabinieri della divisione Pastrengo, seppur non curati da me direttamente. Anche io una volta però conobbi a una riunione all’inizio del 70, il colonnello Santoro?

RISPOSTA – Questo lo dice Orlando?

DOMANDA – Questo lo dice Orlando. Io le chiedo se Orlando, in verbali che sono già stati acquisiti perché Orlando è decedut… questo dice Orlando, non l’ha detto lei certamente. Comunque le chiedo se Orlando le avesse mai parlato dei Carabinieri della caserma Pastrengo?

RISPOSTA – No. Orlando in generale mi ha parlato di altri ufficiali. Nomi non me ne ha fatti.

DOMANDA – In un verbale suo del 5 settembre 92, davanti al dottor Salvini, lei dice: “Devo dire che io personalmente non ho mai avuto contatti diretti con i Carabinieri o ufficiali dei Carabinieri, ciò del resto non era il mio compito. Posso però dire in tutta onestà che Picone Chiodo il quale si occupava di questi contatti, mi fece il nome di un ufficiale di nome Santoro?

RISPOSTA – Può darsi, non me lo ricordo, può darsi.

DOMANDA – Questo l’ha detto lei? Se lo ricorda? Non ha motivi di smentire questo?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Questo sempre per… Dunque, Orlando ha parlato di, lei stesso ha detto che Orlando ha partecipato a altre riunioni alle quali lei non era presente. Io le chiedo: ha mai sentito parlare da Orlando di Massimiliano Fachini?

RISPOSTA – No.

DOMANDA – Quale persona presente a queste riunioni?

RISPOSTA – Proprio non me lo ricordo.

DOMANDA – Senta, questo piano golpistico, oltre al Mar vedeva coinvolti ai gruppi?

RISPOSTA – Sì, ma certamente: per esempio il gruppo di Edgardo Sogno eravamo in contatto, questo l’ho sempre ammesso, non l’ho mai nascosto.

DOMANDA – Siccome lei quando parla di questa riunione di Italia Unita parla di una cinquantina di gruppi che partecipano a questa fase?

RISPOSTA – Sì, ma di voci ne giravano tante, c’erano tante sigle: i Cavalieri dell’Ideale, Crociata Anticomunista, sigle ce ne erano dappertutto. Poi alla fine erano poi soltanto sigle autoreferenziali. Erano quattro gatti.

DOMANDA – Parliamo un momento della figura di Giancarlo Esposti. Lei quando lo ha conosciuto?

RISPOSTA – Nel 74 l’ho conosciuto.

DOMANDA – Chi glielo ha presentato?

RISPOSTA – Me l’hanno portato D’Intino e Kim Borromeo.

DOMANDA – E D’Intino e Kim Borromeo quando li aveva conosciuti? E che rapporti aveva avuto fino a quel momento?

RISPOSTA – Qualche mese prima me li aveva infiltrati Avanguardia Nazionale, “Tilger” e “Ballan” e compagnia bella. Sono venuti a dirlo anche a me.

DOMANDA – Questo discorso di infiltrazione da parte di Avanguardia Nazionale è un discorso a posteriori però? Cioè lo ha saputo dopo?

RISPOSTA – Sì, certo, certo, a posteriori. Io non me ne ero accorto, non capivo da che parte arrivassero, l’ho capito dopo, chiaro.

DOMANDA – E anche tutto da stabilire se vogliamo?

RISPOSTA – Ah, beh, è tutto da stabilire, assolutamente.

DOMANDA – Si tratta comunque di sue convinzioni. Ma questo vale anche per Esposti, questa infiltrazione?

RISPOSTA – No, Esposti era autonomo, aveva le sue Sam.

DOMANDA – Parliamo un po’ di queste Sam di Esposti. Quindi lei dice all’inizio del 74. Quindi siamo abbastanza vicini sia al suo arresto, sia alla fine di Esposti. Quindi ragioniamo su un periodo di tempo abbastanza limitato?

RISPOSTA – Ristretto senz’altro.

DOMANDA – Quindi ha detto che glielo presenta D’Intino.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – E glielo presenta perché?

RISPOSTA – Beh, evidentemente qualcuno gli ha chiesto, magari lo stesso Esposti, di essere presentato a me. Ci siamo incontrati. Abbiamo simpatizzato perché Esposti era molto ma molto più intelligente di tutti gli altri. Io ho fatto a Esposti una proposta. Dopo ci siamo parlati.

Gli ho fatto una proposta. Gli ho detto: “Senti, tu hai bisogno di soldi e io ti aiuto a trovare i soldi. La smetti con le tue bombette, per due ragioni: la prima: non servano a niente; la seconda: ci tirano addosso tutte le indagini di polizia, smettila”. Ed Esposti mi ha promesso: “Smetto”. Dopo è successo il patatrac, non so come è andata a finire.

DOMANDA – Mi spiega un po’: come fa a dire a Esposti: “Smettila con le bombette”? Perché? Cosa le risultava di Esposti circa i suoi rapporti con le bombette?

RISPOSTA – A me risultava che le azioni delle Sam, quindi Esposti, erano petardi. Non mi risulta che abbia mai fatto un attentato vero e proprio. Quindi gli ho detto “smettila perché con quelle cose lì attiri solo le indagini di polizia e non vai da nessuna parte”.

DOMANDA – Quando lei conobbe Esposti, visto che lei lei sta parlando di Sam, insomma, di questi attentatini diciamo delle Sam, questo suo inserimento nelle Squadre di Azione Mussolini era un fatto pacifico? Cioè, l’appartenenza di Esposti alle Sam?

RISPOSTA – Esattamente come l’appartenenza di Fumagalli.

DOMANDA – Era una cosa diciamo che non c’è stato bisogno neanche di dirlo? Oppure?

RISPOSTA – Non c’è stato bisogno di dirlo. Il Mar era Carlo Fumagalli, e le Sam erano Giancarlo Esposti.

DOMANDA – Quando le venne presentato Esposti, a parte questo discorso delle bombette, quali erano gli ideali di

Esposti? Visto che avete fatto questo discorso insieme?

RISPOSTA – Ha aderito subito al programma di fare il colpo di Stato, ha aderito.

DOMANDA – Cioè lui era favorevole alla Repubblica presidenziale Esposti?

RISPOSTA – Certo, certo, sì, sicuramente.

DOMANDA – Esposti aveva qualche cosa a che fare con i traffici di armi per quello che sa lei?

RISPOSTA – Per quello che mi risulta no. Cercava armi, ma anche lui non ne aveva trovate. Aveva dei fucili, uno aveva un fucile di precisione, era un fucile da caccia, si compravano allora i fucili per la caccia grossa intendo, si compravano, non erano erano quelle le armi per fare un colpo di Stato. Ci voleva altro.

DOMANDA – In realtà lei, quando venne sentito il 2 maggio del 77 nell’ambito del procedimento nel quale è stato imputato disse: “E’ vero che ho avuto da Esposti un elenco di armi lunghe che mi venivano offerte in vendita. Elenco che è stato poi sequestrato. Quindi parla di una sorta di rapporto con Esposti, sia pure non concretizzato, che però diciamo su un piano più elevato rispetto a questo accenno che ha fatto lei a fucili da caccia, cose di questo genere. E’ vero o non è vero che almeno a livello di proposta?

RISPOSTA – Ma certo, ma a livello di proposta ne correvano tantissime. Certamente parlavamo di queste cose, non parlavamo d’altro, parlavamo di queste cose.

DOMANDA – Io qui ho estrapolato dal procedimento Mar, dal faldone 52 foglio 815 e seguenti – è un po’ sbiadito, a dire il vero – comunque un elenco di… la prima pagina non si legge quasi niente, però è un elenco di armi diciamo di un certo impegno anche sotto il profilo se vogliamo del numero di armi. Si parla per dire dieci MG 4259?

RISPOSTA – No. Ma quell’elenco lì non è mica quello di Esposti, quello lì è un elenco che ha fatto mi pare o D’Intino o quell’altro, Colli, o qualcosa del genere, se li sono fatti per conto loro, glieli hanno trovati, e hanno addebitato a me l’elenco.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Ce li ha lì?

RISPOSTA – Ma non è mica mio quell’elenco.

RIPRENDE L’ESAME DEL PUBBLICO MINISTERO – DI MARTINO

DOMANDA – Si parla di 200 Fal, 2000 bombe a mano…

RISPOSTA – Sì, sì.

DOMANDA – Lanciarazzi?

RISPOSTA – Sì, lanciarazzi.

DOMANDA – Cannoncini.

RISPOSTA – Cannoncini.

DOMANDA – Un armamento per un piccolo esercito, diciamo.

RISPOSTA – Sì.

DOMANDA – Diciamo: con 50 Browning, insomma non delle sciocchezzuole, non quelle che si portavano a Pian del Rascino…

RISPOSTA – No, però sia chiaro che non è un elenco mio.

DOMANDA – Lei mi pare che ha detto che sa che cosa è. Io le posso solo dire per quanto ne so io, che è stato sequestrato a Pian del Rascino. Guardi soprattutto la seconda parte?

RISPOSTA – Non è mio, non è mio, non è mio, non è mio….

DOMANDA – Ma io non le dico che è suo.

RISPOSTA – Non è mio.

DOMANDE DEL PRESIDENTE

DOMANDA – Di chi è?

RISPOSTA – Non è mio.

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