Attentato – Sentenza appello Italicus 1986

Alle ore 1.16′.30″ circa del 4 agosto 1974, sulla linea ferroviaria Firenze-Bologna, avveniva una esplosione a bordo della quinta vettura del treno Espresso 1486 “Italicus” mentre il convoglio era in fase di uscita dalla “Grande Galleria dell’Appennino”.

All’esplosione seguiva un incendio di vaste pro­porzioni, sì che 12 viaggiatori restavano carbonizza­ti, mentre altri 44 riportavano lesioni di diversa entità. Il convoglio, avente in composizione 18 elementi compreso il locomotore, era partito dalla stazione di Roma Tiburtina alle ore 20.42′, con 7′ di ritardo, giungendo a Chiusi-Chianciano Terme alle 22.34′, con 15′ di ritardo. Era ripartito per Firenze S.Maria No­vella alle 22.38′ (ritardo 18′), giungendovi alle ore 0.17′, con 17′ di ritardo. Era ripartito per Bologna alle 0.36′, con 26′ di ritardo sull’orario. Poiché al momento del fatto il treno viaggiava con un ritardo dell’ordine dei 27′, si stabilirà che, se l’orario fosse stato rispettato, l’esplosione sarebbe avvenuta sugli scambi d’ingresso alla stazione di Bologna centrale.

A poche ore dall’attentato veniva rinvenuta al­l’interno della galleria, a circa 50 metri dall’imbocco, deformata e lievemente combusta, una sveglia costruita dalla ditta Peter Uhren di Rottweil, importata dalla ditta Crassi di Milano e distribuita dal la ditta Collina di Firenze.

sveglia

Sulla sveglia venivano riscontrate alcune modifiche: l’apposizione, nei pressi della chiavetta di comando della suoneria, di un tassello in presspan, elettricamente isolato; la sovrapposizione a tale tassello di due piastrine rettangolari in rame, parallele tra loro, l’una fermata da due viti, e quindi fissa, l’altra dotata di libertà di movimento con perno sull’uni­ca vite di fissaggio; l’interposizione di nastro iso­lante fra il tassello in presspan e la piastrina fis­sa; l’isolamento elettrico della chiave di suoneria mediante copertura della farfalla con nastro isolante; l’apposizione infine di un piccolo lembo di nastro isolante sul coperchio della sveglia, fra il dispositivo di regolazione ed il foro di alloggiamento della vite per lo spostamento delle lancette orarie.

Poiché tra la piastrina fissa e la più estrema delle viti di fissaggio al presspan vi era un serra­fili elettrico e la piastrina mobile recava evidenti tracce di una saldatura a stagno, si concludeva che con gli adattamenti descritti si era ottenuto un in­terruttore elettromeccanico, comandato a tempo dal congegno di suoneria della sveglia. La piastrina mobile veniva costretta, sotto la pressione della chiave della suoneria, ruotante in senso orario alla ora prefissata, a contattare la piastrina fissa, sì che, fissata la suoneria ad una determinata ora, in tal momento si aveva il contatto fra le due piastri­ne, elettricamente isolate dalla chiave della suone­ria e dal corpo della sveglia.

In sede di perizia tecnico-balistica si stabilirà che l’ordigno, probabilmente confezionato con un paio di chili di una miscela esplosiva del tipo “Amatolo” (20% circa di tritolo ed 80% circa di nitrato di ammonio), integrati con una quantità pressoché pari di una miscela incendiaria denominata “termite” (25% di alluminio e 75% di sesquiossido di ferro), era stato presumibilmente collocato sotto il sedile della poltrona-continua al corridoio e rivolta contro il senso di marcia – del secondo scompartimento di I classe della quinta unità del convoglio, una vecchia vettura mista di I e II classe, di proprietà delle Ferrovie della Germania Federale, contrassegnata dal n.50/80-38/40/063/8, che solo per l’emergenza estiva era stata destinata al servizio internazionale.

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Riterranno i periti, tenuto conto della particolare e pericolosa sensibilità del congegno di attivazione nonché della presumibile collocazione, che l’ordi­gno fosse stato messo sul treno ed attivato al momen­to della formazione del convoglio alla stazione di Roma-Tiburtina o in un momento precedente, disposto presumibilmente perché esplodesse all’arrivo del treno nella stazione di Bologna Centrale.

Le indagini disposte presso i rivenditori di sveglie Peter Uhren (nella mattina del 5 agosto alla stazione di Firenze Campo di Marte era stato scoperto il furto di 4 scatoloni di sveglie “Peter CD/1206” spediti da Rottweil il 26 giugno via Svizzera – Verona P.N, Bologna S.Donato) e presso i depositi di termite non davano alcun esito, nonostante la vastità e l’accura­tezza delle ricerche.

Particolarmente accurate erano le indagini della Polfer presso lo scalo di Boma Tiburtina. Si stabili­va che il materiale rotabile in composizione nel tre­no 1486 era giunto in quello scalo alle ore 11,28′ del 3 agosto come treno 1487 proveniente da Monaco-Brennero – Calalzo; che il treno 1486, dopo la sostituzione di una vettura cuccetta con altra prelevata verso le 14 dal parco lavaggio, era stato definitivamente com­posto sul III binario alle ore 14.30 circa,con l’aggiunta di due vetture letto; che alle ore 19.40′ circa erano stati aggiunti in testa due carri SE trasportanti autovetture, mentre il locomotore era stato ag­ganciato tra le 20.10′ e le 20.15′; che il lavoro di pulizia del materiale rotabile era stato iniziato verso le 13.30′ partendo dalla coda del treno ed era terminato poco prima delle 20 con il rifornimento di carta igienica nelle ritirate; che 1’affluenza dei viaggiatori era iniziata verso le 17.30′-18 soprat­tutto nelle vetture dirette a Calalzo, si che verso le 19.30′ tutti i posti erano occupati; che alla partenza i viaggiatori presenti sul treno erano circa 400; che né il personale addetto alle manovre, né quello incaricato delle pulizie e dei rifornimenti avevano notato alcunché di sospetto, anche in funzione dell’anticipato e consistente afflusso di viaggiato­ri in partenza.

Né sortivano risultati apprezzabili gli esami dei viaggiatori superstiti, del personale di scorta al treno e di quello a vario titolo presente nella stazione di S.Benedetto Val di Sambro, nelle cui immediate adiacente il treno era andato ad arrestarsi dopo lo scoppio.

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A parte alcuni viaggiatori i quali adducevano di aver avvertito subito prima dell’esplosione una puzza simile a quella della nafta o della gomma bruciata; a parte alcune persone che sostenevano di aver avvertito chi una, chi due piccole deflagrazioni prima e subito dopo quella più violenta, veniva attri­buito un certo interesse alle dichiarazioni di tale Carletti Giuliano, un militare di leva salito sul treno a Firenze per Verona, il quale sosteneva di aver notato alla stazione di Firenze, poco prima della par­tenza, un giovane dell’apparente età di 26/27 anni, alto m.1.65-1.68, di corporatura normale, vestito con jeans e maglietta e recante qualcosa sotto il braccio, attraversare di corsa la quinta vettura da un marcia­piede all’altro, salendo da uno sportello e scendendo subito dopo da quello di fronte.

Dalle indagini svolte al riguardo dalla Polizia Ferroviaria emergerà che verosimilmente il giovane notato dal Carletti si identificava con tale Pignataro Romolo, pulitore addetto alla manutenzione delle vetture, il quale, dovendo portare dei rotoli di carta igienica ad un treno in sosta al binario n.13, aveva attraversato l’Italicus, fermo al binario n.11, all’altezza del sottopassaggio, ossia all’incirca dove era in sosta la vettura che di lì a poco sarebbe esplosa.

Di un certo rilievo venivano considerate anche le dichiarazioni di tale Lascialfari Valentina, la quale, salendo a Firenze sulla quarta vettura di testa, aveva notato che il treno si era arrestato al marcia piede con lo sportello della vettura successiva — la quinta, ossia quella di poi esplosa – aperto, come se qualcuno fosse sceso mentre il treno si fermava. La donna descriveva anche un giovane, probabil­mente straniero, che dopo una ventina di minuti dal la partenza da Firenze era passato di corsa – senza necessità – nel corridoio della quarta vettura, provenendo dalla quinta e diretto verso la testa del treno. Se ne ricavava un identikit, la cui diffusione portava ad alcune segnalazioni senza esito. Così come non daranno esito le indagini svolte a seguito di una telefonata anonima giunta ai Carabinieri della Compagnia di Venezia nel pomeriggio del 4 agosto, che segnalava come certo Renzulli sapesse qualcosa dell’attentato.

Immediati accertamenti permettevano di stabilire che tale Renzullo Benedetto era un dipendente del la Società SIETTE addetto a lavori lungo la linea Firenze-Bologna. Il 10 agosto però era stato trasferito a Venezia, si che la pista, nonostante il Ren­zullo fosse amico di certi Simoni Umberto e Peressini Alvaro, sorpresi la sera del 26.6.1974 in Comune di Prato, nei pressi della linea ferroviaria Firenze- Bologna, a bordo di una Fiat 500 contenente armi ed esplosivo da mine, e nonostante che i due arrestati si dicessero diretti a Vaiano per andare a trovare certo Rizzi Pietro, dipendente della Società SIETTE ed a sua volta conoscente del Renzullo, veniva ab­bandonata come carente di concretezza.

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Sentenza appello Italicus 1986 pag. 11-17

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